Riflessione notturna sulla politica italiana…

2 04 2009

Su stimolo di un caro amico desidero condividere questa riflessione sulla politica in Italia ed in particolare sulla costruzione di un’alternativa credibile e convincente all’apparente straripante egemonia della destra.

Per quanto si possa essere tentati di ricondurre a Berlusconi ed al suo strapotere economico e mediatico una buona parte dei mali dell’Italia, non è possibile prescindere dalla semplice considerazione che, per quanto negativa ed profondamente ostile al concetto stesso di Stato inteso come “Res Publica”, l’idea del “Berlusconismo” affondi le radici del suo successo nella “pancia” profonda del carattere anarcoide degli Italiani.

Da uomo di marketing quale sono, se analizzassi, anche in modo un po’ semplicistico, la domanda politica degli Italiani credo che non scopriremmo differenze significative rispetto agli altri paesi del mondo. In fondo esistono 4 categorie di domanda politica :

1. Chi ricerca meno Stato, meno welfare, maggiore libertà economica, piccola e media imprenditoria, ideologicamente conservatrice, principalmente presente nel nord e centro-nord Italia.
2. Il popolo dei lavoratori dipendenti, la piccola e media borghesia che ricerca una più grande tutela del lavoro, una maggiore sicurezza di welfare. Principalmente centro e sud Italia.
3. Gli arrabbiati “ideologizzati” di destra (Dio, Patria e Famiglia)
4. Gli arrabbiati “ideologizzati” di sinistra (con una possibile distinzione tra arrabbiati ambientalisti ed arrabbiati politici)

Se avessimo dovuto inventare l’offerta politica a partire da queste categorie di domanda dovremmo avere due grandi partiti, che per comodità potremmo chiamare “Repubblicani” e “Democratici” e per il resto avremmo Verdi, Comunisti e neo-reazionari.

Chiaramente l’offerta politica in Italia non corrisponde alla domanda e potenziali elettori che cadono nella seconda categoria si ritrovano, al momento del voto, a trovare più naturale esprimere un voto di destra (Forza Italia, AN o Lega). Perché?

Le spiegazioni sono diverse. Ma la ragione che io trovo essere la principale è che il voto in Italia è “ideologico”. Cosa significa “ideologico”? Con questo termine intendo che in Italia non si vota ( e non si è mai votato) per qualcosa ma contro qualcosa. Il voto in Europa è da diversi anni de-ideologizzato. La vittoria di Tony Blair in Gran Bretagna, come quello dello stesso Sarkozy in Francia come Schroeder prima e Merkel dopo in Germania è legata ad una dimensione “pragmatica” della politica che lega il suo successo maggiormente alla promessa di un “fare” (che corrisponde alla difesa di un sistema di interessi dell’una o dell’altra parte) che non ad un sistema astratto di ideologie. Il maggior o minor rispetto di questo “contratto” rappresenterà il successo o il fallimento del governo relativo.

Diversamente, il sistema politico Italiano è stato basato per 50 anni sulla “conventio ad escludendum” del PCI e del MSI, rendendo “de facto” la Democrazia Cristiana il solo perno della politica italiana, con la sola variazione sul tema del PSI di Craxi che riuscì a speculare sull’insofferenza di una piccola parte dell’elettorato alla DC a proprio vantaggio politico.

Il grande vantaggio di un voto “ideologico” è che non richiede mai una verifica politica da parte dell’elettore. È una specie di mandato in bianco che l’elettore riconosce al suo eletto, o meglio al partito, in virtù di una militanza “anti” (fascista, comunista, quello che preferisce). Il politico dovrà nel tempo solo rassicurare il suo elettore della sua provata consistenza “ideologica” e non di aver amministrato bene o male.

La caduta del muro di Berlino, Mani pulite, la fine della Prima Repubblica, avevano aperto una finestra di opportunità alla modernizzazione della politica italiana che il fiuto “marketing” del sig. Berlusconi ha saputo rapidamente richiudere. Come? Riportando, prepotentemente, l’ideologia nel dibattito politico italiano. Come non ricordare l’ossessivo uso del termine “comunisti” per qualificare l’avversario, con il chiaro obiettivo di riattivare le antiche paure che la “pancia“conservatrice del Paese non aveva mai dimenticato?

La politica italiana può decodificarsi su un sistema incrociato di “contro” che qualifica ogni partito :

1. Forza Italia contro i comunisti
2. Lega Lombarda contro Roma e lo Stato
3. Alleanza Nazionale contro i comunisti
4. DS/PD contro Berlusconi
5. Rifondazione contro i Padroni

In particolare, nelle ultime elezioni, in uno scenario economico e sociale già in crisi, la destra ha saputo evocare paure profonde come quelle degli emigrati cattivi che tolgono il posto ai nostri uomini e stuprano le nostre donne, o dei comunisti senza Dio che vogliono il matrimonio tra omosessuali e dare risposte dirette anche brutali a queste paure. Anche la gestione del dopo voto è palesemente orientata in questa direzione (Ronde, esercito per i quartieri, via le prostitute dalle strade, aperte le discariche).

L’analisi potrebbe continuare per un pezzo ma credo che sia già abbastanza evidente. Adesso la questione è come fare per costruire un partito Democratico moderno e vincente?

Mi prenderò il rischio di azzardare qualche ipotesi.  In linea di principio ritengo l’idea originaria di Veltroni corretta. In una logica di governo (e non di creazione di un grande partito di opposizione, per quello abbiamo già avuto il PCI di Berlinguer) occorre tentare lo sfondamento al centro. La sintesi politica a sinistra non è possibile. Gli interessi da difendere in una logica che andasse a coprire i gruppi 2 e 4 contemporaneamente (per capirci Rifondazione, Comunisti Italiani e Democratici) sono troppo diversi e spesso conflittuali. Inoltre si si alienerebbe una quota crescente di elettori di centro che soffrono della “pregiudiziale ideologica”.  In questo senso si sta muovendo Rutelli con la sua Alleanza per l’Italia ed è questa la strategia, sorniona di Casini con l’UDC.

Per riuscire lo sfondamento al centro tuttavia occorre “de ideologizzare” il dibattito politico in Italia e parlare direttamente alla gente. In un certo senso fare ciò che Obama ha saputo fare in America. Che a ben vedere, in un momento di grave crisi, anziché chiudersi a riccio in un’autodifesa conservatrice ha coraggiosamente accettato la “vision” di Obama. E qui veniamo al secondo e più importante punto. De-ideologizzare non significa perseguire solo una politica del “fare” pragmatico senza alcun slancio ideale, al contrario, significa offrire a tutti una visione, un sogno, un ‘idea positiva di un mondo migliore. E qui veniamo anche all’aspetto fenomenico della politica, la figura del leader carismatico. Di colui che deve saper divenire il messaggero ed interprete di questa visione.

Per vincere occorre una visione, un sogno ed un leader anche se in questo momento temo che manchi sia l’una che l’altra cosa… ma non smetto di sperare!

Annunci

Azioni

Information

2 responses

13 03 2010
MARIO MAZZOLENI

Caro Marco parto dal fondo si servirebbero sogni, persone, organizzazione e, soprattutto disponibilità ad investire seriamente in un progetto di cambiamento. La lettura “ideologizzata” del nostro sistema è corretta anche se limitandosi alla sola politica mostra un quadro (desolante) che si limita (appunto) a quel contesto. Purtroppo è l’intero sistema Italia che mostra approcci simili all’ideologizzazione, è ideologico tutto ciò che ruota intorno all’impresa (dai miti sul piccole e bello e sulle “capacità imprenditoriali” dell’italiano, alla ripresina, ripresuccia, ripresotta. Come possiamo spiegarci l’approccio medio del sistema economico alle analisi di flusso, a quelle che delineano prospettivamente scenari? come possiamo leggere (ne ho parlato in un post tempo fa) l’assoluto silenzio che accoglie l’intervento di uno come Becker (a milano mica in una landa desolata della cina orientale) o l’insieme dei commenti che con regolarità si pubblicano appena oltre i confini, tutti questi signori descrivono un paese in declino che sta oggettivamente perdendo il treno della ripartenza e che si sta lentamente consolidando nelle vetture di coda eppure NON una parola si scrive sui giornali per raccontare tutto ciò. E’ ideologico? forse non solo è certamente furbetto, è legato alla capacità della carta stampata (diciamo dell’italiano medio) di non disturbare mai il manovratore (soprattutto se si ritiene abbia potere). Che dire, tanto per fare un esempio della mia cara Università? E’ ideologico il sistema di riforme illuministe che, da Berlinguer in poi fino ad arrivare a questa sciagurata ministra Gelmini, si sono succedute ipotizzando sistemi di apprendimento inesistenti, approcci al cambiamento mai realizzati, modelli idealmente validi ma concretamente inpossibili da realizzare? Che ne pensi di una struttura formativa che finanzia in base al numero di crediti erogati e non in base all’efficacia dell’attività formativa (tradotto se fai passare gli esami ti finanzio se per caso ti metti a bocciare ciccia). Basta dire che la riforma è valida perchè (ideologicamente appunto) chi la sostiene e che l’avversa si diano tante gomitate addosso a prescindere da qualsiasi valutazione oggettiva sulla riforma stessa. Vado avanti? che dire di una campagna elettorale che si gioca in tutto il paese sul panino del delegato pdl a roma o sulle leggine ad hoc mentre si dovrebbe pensare di valutare i programmi che, regione per regione – magari in ottica federalista – , i diversi partiti dovrebbero presentare? Oppure che ne possiamo dire nella mia lombardia di un assessore della regione in carcere da mesi (tale prosperini) del quale ne’ maggioranza ne’ opposizione sembrano interessarsi come se prendere mazzette sia del tutto normale a dx come a sx? E’ difesa della casta? distrazione? stupidità? furbizia? E che dire della moglie del numero due del potere regionale che dopo essere stata presa con le mani nella marmellata (per altro di una marmellata che puzza di tanti odori malevoli che dalle discariche porta alle mafie) confessa, patteggia, paga e sparisce dai monitor? Oppure (e qui finisco) che dire degli articoli di giornale che in questi giorni presentano un mafioso calabrese (non so come definire un’affiliato all’andrangheta) che, insieme ad altri, parla di attività illecite che hanno finanziato campagne elettorali e “potere partitico” di un assessore in carica e di nuovo candidato a fianco del governatore? nessuno ne parla perchè la politica non si interessa di gestione della “cosa pubblica”, di regole, di prospettive, di sogni.. la politica si occupa dei panini del delegato (milione o come cavolo si chiama). Detto questo forse dovremmo provare a non descrivere più e ritornare a metterci le mani dentro questo Paese, sapendo di infilarle in un maleodorante sistema di sistemi, ma anche consapevoli che dopo potremo solo intervenire “da trauma” come dicevamo tanti anni fa in aula!!

13 03 2010
Marco Saltalamacchia

Caro Mario,

non posso che condividere interamente il tuo commento. Sono pienamente d’accordo con te. Deve finire il tempo della analisi acuta e della denuncia e deve cominciare il tempo dell’azione. Anche perchè la sola denuncia, in un paese in cui solo il 5% della popolazione legge i giornali (tutti i giornali compreso Libero ed il Giornale) ed il 72% degli Italiani forma il proprio giudizio politico sulla base di ció che vede in televisione (nel caso di pensionati e casalinghe la percentuale sale ad oltre l’80%), rischia di annullarsi come un sussurro in un mondo di urlatori ben organizzati.

L’Italia che oggi viviamo, ci piaccia o meno, è il risultato (meglio sarebbe dire: il fallimento) della nostra generazione. Ricorderai come dopo la grande disillusione del ’68 e degli anni ’70 la nostra “leva” cominciò” a disinteressarsi della politica. Si parlava del “riflusso” verso il privato, verso la ricerca egoistica di un benessere personale a discapito dell’impegno per la costruzione d una societá migliore.

Costretti a scegliere tra la politica come malaffare o peggio come anticamera del terrorismo (né con lo Stato né con le BR) la parte migliore di questo Paese ha lasciato la gestione della “res publica” a quella peggiore. Ci siamo impegnati in altre cose, di fatto delegando ad altri la costruzione del futuro.

Il risultato lo abbiamo sotto i nostri occhi e francamente mi terrorizza. Affidando a generazioni di arraffoni, furbacchioni, praticoni e mezze calzette la costruzione del futuro di un paese come l’Italia che, va detto, già non partiva granchè avvantaggiato, adesso ne paghiamo il risultato. La logica “garbage in, garbage out” non perdona. Se affidi la costruzione della tua casa ad un mediocre se non pessimo costruttore (che ahimè sapevi già esser tale…) poi non serve lamentarsi.

Amaramente anche a sinistra, soprattutto nel PCI/DS/PD si sono perse molteplici occasioni di rinnovamento. Il PCI prima e poi i DS ed il PD dopo ha perso l’opportunità di rinnovarsi aprendosi alla società civile, restando un sistema autoreferenziale legato alla vecchia logica di partito/apparato, dove la legittimazione non proviene dalla capacità di rappresentanza democratica del paese ma dall’appartenenza o meno all’apparato.

Lo scenario politico si è quindi incancrenito tra professionisti della politica intesa come esercizio del potere (enorme, in un paese in cui il 60% del PIL è legato alla spesa pubblica) e professionisti dell’opposizione che trovano la propria giustificazione solo nell’essere “contro”.

Il sistema elettorale di cui tu parli, ma direi tutto il sistema politico del nostro paese soffre di una progressiva, drammatica riduzione di legittimazione democratica. Peggio ancora, dovrei dire “tout court” riduzione di democrazia.

L’intelaiatura del nostro Paese è (dovrebbe) essere basata su tre poteri indipendenti:quello esecutivo, quello legislativo e quello giudiziario e attraverso la loro interazione dovrebbe svilupparsi il gioco politico.

Il Governo governa, il parlamento, sovrano, legifera (su sua iniziativa e non solo su iniziativa del Governo) ed i giudici applicano le leggi. La Costituzione (e la Corte Costituzionale) stabilisce le regole del gioco e risolvono i conflitti.

La sovranità del Popolo si esercita nel Parlamento e non a Palazzo Chigi o peggio ancora a Palazzo Grazioli ed i rappresentanti del popolo rispondono solo agli elettori da cui ricevono la legittimazione e non dalle segreterie dei partiti o da Arcore direttamente.

La tendenza autocratica degli ultimi anni spinge continuamente verso un ulteriore riduzione del livello di democrazia nel nostro paese. Le cosidette riforme vanno tutte nella stessa direzione.

La repubblica presidenziale, con un’ulteriore riduzione della possibilità per i cittadini elettori di esprimere i propri candidati, la continua riduzione del controllo democratico su pezzi crescenti della macchina statale (trasformazione in SpA di tutto, dall’Esercito alla Protezione civile e quindi in soggetti di diritto privato e non pubblico), il controllo dei media attraverso la mancata liberalizzazione delle frequenze televisive, sono solo alcuni esempi che dimostrano la volontà del sistema politico (e destra e sinistra non fanno eccezione a proposito) di garantirsi la propria sopravvivenza politica senza dovere mai rendere davvero conto ai cittadini.

Occorre fare qualcosa.

Ho spesso pensato che è nostro dovere agire e non solo analizzare ed acutamente criticare, ma credo che occorerebbe creare qualcosa di nuovo che liberi le energie del Paese e che inizi quella vera rivoluzione “liberal” di cui l’Italia ha bisogno. Se tu ci stai, siamo almeno in due!

Un abbraccio,

MS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: