La lenta agonia di Acquacalda

23 10 2009

Monumento all'incompetenza ed all'arroganzaQuasi un anno fa, nel commentare amaramente i fatti successivi alla violenta mareggiata che aveva squassato Acquacalda, avevo parlato di morte di un borgo. A dodici mesi di distanza, l’immagine non è cambiata e continuiamo ad essere di fronte a quella che possiamo definire unicamente una lenta agonia.

Per chi, come me, si fosse recato nei giorni scorsi ad Acquacalda, l’impressione che si può ricevere è di un paese che si sta lentamente spegnendo. I pochi, coraggiosi, abitanti che pure lottano per il rispetto dei loro diritti fondamentali di sicurezza, di protezione dei loro beni se non delle loro stesse vite, perdono, ogni giorno di più la speranza.

Il numero di coloro che abbandonano il borgo cresce continuamente e con loro si spengono anche le attività economiche che avrebbero potuto fornire nuova linfa vitale al paese.

Un anno è trascorso e vediamo cosa è stato fatto.

È stata riparata la strada. Bene. Ma non è stata eliminata la causa che ne ha determinato il crollo. La falesia sottostante continua la sua lenta erosione in più punti ed oggi la questione non è “se” avremo nuovi crolli ma solo “quando” questi avverranno.

La protezione della costa è diventata un caso, quasi simbolico, di come si possa sperperare il denaro pubblico, degno dell’attenzione dei media ma purtroppo senza risultato. Quasi due milioni di euro sono stati spesi senza che nessun risultato sia stato prodotto. Addirittura, sono state parzialmente eliminate le protezioni preesistenti.

Al colmo della beffa, oggi la ditta appaltatrice, che nel frattempo ha incassato 841.000€, ha rimosso l’enorme bilancia, inutilizzata dall’inizio dell’anno. Dopo aver tolto il sonno agli abitanti vicini per mesi a causa dell’insopportabile rumore di ferraglia che causava allorché anche una bicicletta la percorreva adesso la base di cemento su cui era montata (rimasta) blocca completamente la circolazione a San Gaetano.

Il pontile crollato è sempre là. C’è solo da sperare che la Natura sopperisca all’indolenza dell’Uomo e finisca il lavoro che ha iniziato.

Tante sono le domande che non hanno avuto risposta.

1) La lievitazione dei costi dell’appalto (1,5 milioni per 300 mt di protezione) conseguente al sequestro delle Cave di Pomice (Agosto 2007) era un fatto noto alla ditta appaltatrice (Ciro Menotti di Ravenna) allorché sottoscrive il contratto (Marzo 2008). Tuttavia la Ditta, in virtù di un contratto che prevedeva la consegna a corpo e non rinegoziabile, si impegna a consegnare puntualmente 300 mt di scogliera (più altre amenità come cinque pennelli stabilizzatori ed addirittura una spiaggia per i turisti!). Allora perché viene riconosciuto un adeguamento prezzi che comporta il raddoppio dei costi (con conseguente riduzione dell’intervento a 150 mt.), quando una clausola esclude esplicitamente la possibilità dell’adeguamento dei prezzi a pena della nullità del contratto?

2) Perché, come era stato previsto, per potere utilizzare il pietrame locale di Porticello come il materiale di riempimento, non è stata presentata una regolare istanza di dissequestro? Che poi è stata invece nei giorni scorsi richiesta e prontamente concessa per mettere in sicurezza la strada provinciale dopo la recente frana?

3) Perché la Regione oppone, in un primo tempo, rifiuto all’intervento dal mare, che è la cosa più logica ed usuale per questo genere di lavori, a causa della presunta presenza di poseidonia (alga pregiatissima) successivamente scopre che la poseidonia non c’è ed autorizza l’intervento?

4) Perché si accetta il subappalto ad una sconosciuta azienda del barcellonese che non ha mai eseguito lavori del genere e non è attrezzata per interventi dal mare, quando il subappalto nei lavori pubblici è espressamente vietato se non nei casi di alta specializzazione? E che, quando finalmente, a maggio del 2009, viene autorizzato dalla Regione l’intervento si rifiuta in quanto appunto non dotata delle attrezzature opportune.

5) Perché si è detto che a causa del crollo della strada nel novembre 2009 si sia imposto ai trasportatori di ridurre il carico dei camion, causando un ulteriore aumento dei costi, quando la verità è che le strade di Lipari sono da sempre omologate, a causa della loro struttura, per essere percorse con carichi inferiori, e che dunque il carico utile dei mezzi che si sarebbero dovuti usare era fatto noto, già alla sottoscrizione del contratto?

6) Perché viene riconosciuto e pagato un avanzamento lavori di 841.000, superiore al 50% del budget originario di 1,5 ml di euro (per 300 o 150 metri di lavori, fate voi) allorché, come è di tutta evidenza, i lavori vengono interrotti praticamente all’inizio, a meno di un quarto del risultato atteso?

7) Perché questo pagamento viene effettuato in ritardo rispetto i termini stabiliti, offrendo così all’Impresa la sola opportunità di impugnare il contratto per inadempienza contrattuale del Comune di Lipari, citarlo in giudizio, interrompere i lavori e lasciarci tutti in una situazione che è addirittura peggiore di quella iniziale?

8) Il Pontile Italpomice. Perché è ancora là, nonostante :

A. la disponibilità dei fonti prontamente reperiti dall’assessore Sparacino (143.000 €)

B. la dichiarata inagibilità e pericolosità sancita dal Genio civile opere marittime,

C. dall’ufficio tecnico del Comune,

D. dalla Capitaneria di Porto

E. la revoca della Concessione regionale per il pontile stesso

I disagi cui gli abitanti sono sottoposti sono chiaramente infiniti, ma il mio pensiero e la mia solidarietà va ad una in particolare. A Miriam Saltalamacchia, bellissima ragazzina figlia della mia amica Antonella, che da tre settimane vede negato il suo diritto alla Scuola perché il Preside della Scuola di Canneto non si assume la responsabilità del trasporto da Acquacalda alla Scuola (16 km in un’ora) temendo il rischio di una crisi ipoglicemica durante il tragitto.

Un anno fa pensavo che la misura fosse già colma, ma solo oggi mi rendo conto di quanto fossi stato ottimista…

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