Il falò delle responsabilità

4 12 2009
Ieri, abbiamo partecipato, aderendovi sia pure virtualmente, ai funerali della frazione di Acquacalda ed abbiamo ascoltato le diverse “laudatio funebris” che sono state pronunciate.

Tutte giuste e sacrosante, tuttavia ve ne è una che non ci aiuta ad “elaborare il lutto” ed è quella del nostro sindaco Mariano Bruno.

Prendiamo atto della lunga lista di milioni di euro (oltre cinquemilioni) che sono stati messi a disposizione (mai dal Comune, sempre da altri enti, come il Ministero dell’Interno, dell’Ambiente, dalla Protezione Civile e dalla Provincia) per risolvere i problemi di Acquacalda.

Tuttavia ci è obbligo dire che “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata.

Qui il punto non è stabilire se siano esistenti i fondi per poter intervenire ma se essi vengano utilizzati correttamente e tempestivamente. Non ci si può nascondere in modo pilatesco dietro il dito della responsabilità altrui e della giustificazione attraverso la possibile rivalsa legale sulle eventuali malefatte di tecnici incompetenti e ditte furbe.

Qui il punto è che se la casa brucia e ci si trova sul posto, non basta chiamare i pompieri, bisogna darsi aiuto e correre ai ripari e non ci basta dire che i pompieri sono arrivati in ritardo e che faremo un’indagine per stabilire le responsabilità.

Esiste una responsabilità legale ed esiste una responsabilità civile e politica ed è di questo che stiamo parlando.

Questi gli argomenti di Mariano Bruno:

1. Presenza di un contenzioso fra ditta appaltante e Comune

2. Apparente impossibilità per il Comune di procedere a nuova gara finché il precedente contenzioso non sia risolto

3. Esistenza di un fondo residuo di circa 780.000 € (1.480.000 – 700.000, che corrispondono agli 840.000 comprensivi dell’IVA)

4. Esistenza di un secondo finanziamento (Ministero Ambiente) di 2.000.000€ da attivare a completamento.

A questo punto la vera questione è la seguente: può il Comune procedere a nuova gara nelle more dell’esito del processo in corso?

La risposta è si, si può. Il rischio è solo finanziario, ovvero se il Comune perdesse la causa (nei suoi tre gradi di giudizio, cioè fra non meno di sei anni) dovrebbe pagare alla Ditta probabilmente dei danni che potremmo valutare tipicamente attorno il 10% dei lavori non eseguiti, più gli interessi ed il saldo dei costi sostenuti fino alla sospensione dei lavori) ma che sicuramente sono nell’ordine di qualche centinaio di migliaio di euro.

Questi costi andrebbero accantonati fino a conclusione del processo, ma io ritengo che il Comune sia già libero di procedere a nuovo appalto per il completamento dei lavori utilizzando i fondi residui.

Naturalmente se la vincesse (ipotesi che ci appare la più probabile) si troverebbe la disponibilità di una somma utile al completamento dei lavori (o di altri possibili lavori).

La soluzione?

1. Accantonare una somma prudenziale legata all’esito del processo. (il 10% del lavoro residuo è sicuramente prudenziale)

2. Procedere immediatamente a nuovo appalto per il completamento secondo il progetto già approvato e fino a completo utilizzo dei fondi esistenti.

Il vero problema è che il Sindaco e la Giunta non desiderano rischiare di trovarsi (anche fra sei anni) nella situazione di essere condannati al pagamento dei danni e di non essere in grado di rispondere alla stessa, senza considerare le possibili implicazioni patrimoniali personali degli amministratori e della Direzione Lavori (che credo potrebbero essere chiamati a rispondere in solido dal TAR o da altre istituzioni).

Anche se l’ipotesi di una condanna è remota, appare in tutta chiarezza che si preferisce non toccare il denaro in attesa dell’esito del processo.

Non è la soluzione. Soprattutto se una Amministrazione dovesse sistematicamente agire in questo modo, immobilizzando fondi pubblici per il timore di trovarsi senza disponibilità nel caso di una condanna, andremmo alla paralisi. Cosa che sta avvenendo.

Questa è la responsabilità civile di una Amministrazione che ha il dovere di agire come lo farebbe ogni buon padre di famiglia e non dietro i bizantinismi di responsabilità legali che nessuno può più accettare.

E se non si ha il coraggio civile di affrontare queste responsabilità civili, vanno tratte le necessarie conseguenze politiche di questo comportamento, facendosi da parte.

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