Tempo di azione…

13 03 2010

Osservando, mestamente, lo scenario drammatico che l’Italia oggi ci offre (da Nord a Sud chiaramente passando per Roma) penso che è tempo che finisca l’analisi acuta e la denuncia e  cominci il tempo dell’azione.

La sola denuncia, in un paese in cui solo il 5% della popolazione legge i giornali (tutti i giornali compreso Libero ed il Giornale) ed il 72% degli Italiani forma il proprio giudizio politico sulla base di ció che vede in televisione (nel caso di pensionati e casalinghe la percentuale sale ad oltre l’80%), rischia di annullarsi come un sussurro in un mondo di urlatori ben organizzati.

L’Italia che oggi viviamo, ci piaccia o meno, è il risultato (meglio sarebbe dire: il fallimento) della nostra generazione. Ricorderemo come dopo la grande disillusione del ‘68 e degli anni ‘70 la nostra “leva” cominciò” a disinteressarsi della politica.  Si parlava del “riflusso” verso il privato, verso la ricerca egoistica di un benessere personale a discapito dell’impegno per la costruzione d una societá migliore.

Costretti a scegliere tra la politica come malaffare o peggio come anticamera del terrorismo (né con lo Stato nè con le BR) la parte migliore di questo Paese ha lasciato la gestione della “res publica” a quella peggiore. Ci siamo impegnati in altre cose, di fatto delegando ad altri la costruzione del futuro.

Il risultato lo abbiamo sotto i nostri occhi e francamente mi terrorizza. Affidando a generazioni di arraffoni, furbacchioni, praticoni e mezze calzette la costruzione del futuro di un paese come l’Italia che, va detto, già non partiva granchè avvantaggiato, adesso ne paghiamo il risultato. La logica “garbage in, garbage out” non perdona. Se affidi la costruzione della tua casa ad un mediocre se non pessimo costruttore (che ahimè sapevi già esser tale…) poi non serve lamentarsi.

Amaramente anche a sinistra, soprattutto nel PCI/DS/PD si sono perse molteplici occasioni di rinnovamento. Il PCI prima e poi i DS ed il PD dopo ha perso l’opportunità di rinnovarsi aprendosi alla società civile, restando un sistema autoreferenziale legato alla vecchia logica di partito/apparato, dove la legittimazione non proviene dalla capacità di rappresentanza democratica del paese ma dall’appartenenza o meno all’apparato.

Lo scenario politico si è quindi incancrenito tra professionisti della politica intesa come esercizio del potere (enorme, in un paese in cui il 60% del PIL è legato alla spesa pubblica) e professionisti dell’opposizione che trovano la propria giustificazione solo nell’essere “contro”.

Il sistema elettorale, ma direi tutto il sistema politico del nostro paese soffre di una progressiva, drammatica riduzione di legittimazione democratica. Peggio ancora, dovrei dire “tout court” riduzione di democrazia.

L’intelaiatura del nostro Paese è (dovrebbe) essere basata su tre poteri indipendenti:quello esecutivo, quello legislativo e quello giudiziario e attraverso la loro interazione dovrebbe svilupparsi il gioco politico.

Il Governo governa, il parlamento, sovrano, legifera (su sua iniziativa e non solo su iniziativa del Governo) ed i giudici applicano le leggi. La Costituzione (e la Corte Costituzionale) stabilisce le regole del gioco e risolvono i conflitti.

La sovranità del Popolo si esercita nel Parlamento e non a Palazzo Chigi o peggio ancora a Palazzo Grazioli ed i rappresentanti del popolo rispondono solo agli elettori da cui ricevono la legittimazione e non dalle segreterie dei partiti o da Arcore direttamente.

La tendenza autocratica degli ultimi anni spinge continuamente verso un ulteriore riduzione del livello di democrazia nel nostro paese. Le cosidette riforme vanno tutte nella stessa direzione.

La repubblica presidenziale, con un’ulteriore riduzione della possibilità per i cittadini elettori di esprimere i propri candidati, la continua riduzione del controllo democratico su pezzi crescenti della macchina statale (trasformazione in SpA di tutto, dall’Esercito alla Protezione civile e quindi in soggetti di diritto privato e non pubblico), il controllo dei media attraverso la mancata liberalizzazione delle frequenze televisive, sono solo alcuni esempi che dimostrano la volontà del sistema politico (e destra e sinistra non fanno eccezione a proposito) di garantirsi la propria sopravvivenza politica senza dovere mai rendere davvero conto ai cittadini.

Occorre fare qualcosa.

Ho spesso pensato che è nostro dovere agire e non solo analizzare ed acutamente criticare, ma credo che occorerebbe creare qualcosa di nuovo che liberi le energie del Paese e che inizi quella vera rivoluzione “liberal” di cui l’Italia ha bisogno.

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2 responses

13 03 2010
Pietro

Egregio dottore,
leggo con interesse la Sua analisi che mi sembra precisa, puntuale e in alcuni casi della giusta misura. Mi fa anche molto piacere leggere cose che spesso vado dicendo e che trovano conferme (non sempre) tra le mie conoscenze…..siamo in pochi, ma ci siamo!!!

Mi permetta, però, di soffermarmi sulle sue ultime frasi “ma credo che occorerebbe creare qualcosa di nuovo che liberi le energie del Paese e che inizi quella vera rivoluzione “liberal” di cui l’Italia ha bisogno.”…..sarebbe ora, ma ormai la società civile è stanca e delusa. Soprattutto ora che ha bisogno di risposte immediate per domani e non per il prossimo mese. Io ho già perso una battaglia, lasciando il mio amato Sud al Suo destino, pensando che chiudermi nel mio mondo lavorativo avrebbe creato quel volano positivo che avrebbe trascinato tutto (compresa la politica) dietro di sè….ora ho paura che stia perdendo anche la guerra e non me lo posso permettere!!!
Perciò ben venga una barricata su cui immolarsi (scusi il linguaggio Risorgimentale)…speriamo solo che sia quella giusta perchè, a mio modesto avviso, non abbiamo più tempo per provare.
Un Saluto
PM

28 08 2010
Enzo

Condivido l’analisi, anche se in queste ultime ore sembra stia “crescendo” un nuovo Ulivo, che possa, intanto, riscattare una nazione alle esigenze del partito del premier.
Per i giovani cervelli del sud, ho una mia teoria…
cresciamo i nostri figli con tutti i costi sociali, medici, scolastici, ecc. Li mandiamo a studiare “fuori”, ci restano. Solitamente il nord riceve e si arricchisce della nostra migliore gioventù, a noi restano i “cretini” che amministrano il territorio con i risultati che vediamo tutti i giorni…

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