Ma davvero in Italia si pagano poche tasse? Una visione alternativa.

16 03 2012

Secondo l’OCSE, in Italia, ognuno dei nostri concittadini, indipendentemente dall’età, neonato o centenario che sia, ha pagato, nel 2010, 14.942 dollari di tasse in tutte le loro possibili forme dirette (irpef, ires, o altro) o indirette (IVA) pari a 665 miliardi di euro o al 43% del prodotto interno lordo.

In media abbiamo pagato un po’ più dei Canadesi (14.517) ma qualcosa meno dei francesi (17.589). Se però avessimo recuperato i 180 miliardi di euro legati all’evasione fiscale, pari ad altri 3.900 dollari pro capite, avremmo battuto di slancio i cugini d’oltralpe e saremmo quindi a 18.842 dollari per cittadino davanti ai Finlandesi (18.757) ed appena dietro gli Austriaci (18.969).

Nell’attesa quindi di poter sconfiggere l’atavico flagello dell’evasione il nostro “povero” Stato deve accontentarsi di un livello di introito per suddito pari solo a quello dei Tedeschi (14.338).

A questo punto, per dirla con la campagna che ossessivamente ci ricorda che “se le tasse le pagano tutti, le tasse ci ripagano tutti con i servizi” saremmo costretti ad accontentarci dei servizi dei nostri amici teutonici.

Vale probabilmente la pena di farsi la domanda su come questi denari vengano spesi. Si è spesso ripetuto che il problema è il debito che l’Italia si porta sul groppone che assorbe talmente tante risorse da rendere impossibile la spesa in stimoli sull’economia o, meglio ancora, in investimenti di ammodernamento del nostro Paese (infrastrutture, ricerca & sviluppo, supporto allo sviluppo).

Vero. Lo stock di debito nel 2010 (nel frattempo è cresciuto) era di 2.068 miliardi di dollari, contro gli 1.754 miliardi dei Francesi ed i 1.468 dei Tedeschi, certo molto meno dei Giapponesi o degli Americani ma comunque il terzo debito mondiale in assoluto.

Ma come ogni buon debitore sa, il problema non è il debito ma gli interessi che si pagano sopra. Allora quanti di questi soldi sono al servizio del debito? Nel 2009, ad esempio, abbiamo pagato circa 70 miliardi di euro (circa il 9% della spesa pubblica totale) contro i 63, 5 miliardi dei tedeschi (pari al 5,5%). Sicuramente tanto, ma non così tanto da spingerci a dovere ulteriormente aumentare la tassazione per onorare il debito.

Il confronto con la Germania ci rivela particolarmente interessante ed in particolare il dato pro-capite è illuminante. Infatti ci conferma ulteriormente che pur incassando meno dell’Italia (vedi sopra) la Germania spende di più per i suoi “Bürger” (cittadini), ben 13.992 euro a testa contro i 13.089 del Bel Paese. Ma come vengono spesi questi denari?

Questa analisi ci rivela che i tedeschi hanno speso in contributi sociali quasi il doppio degli Italiani, 640 miliardi contro i nostri 335, o se preferite il dato pro-capite 7.828 euro a persona contro i 5.572 nostrani. Hanno speso meno per stipendiare i dipendenti pubblici ma di più per sostenere la produzione ed il lavoro.

Come ognuno che abbia avuto la sfortuna, come me, di vivere o anche solo visitare quelle fredde lande, ci si renderà conto che sarebbe davvero difficile vivere in un paese che riconosce tre anni di maternità, un’assistenza sanitaria garantita di primo livello, le autostrade gratuite o un sistema universitario in cui una sola università sforna tanti ingegneri quanti l’Italia nel suo complesso.

Questa brevissima analisi, ci porta ad una prima conclusione. Ovvero che il problema non è (solamente) il debito che ci portiamo sulla schiena ma soprattutto come lo Stato spende il denaro che riceve dai suoi cittadini.

Infatti, anche al netto del differenziale della spesa per gli interessi, pari a circa 500 dollari, il nostro Stato incassa da ciascun cittadino sostanzialmente la medesima cifra dello Stato Tedesco. Ma per contraltare, ci rende dei servizi pessimi.

Delle due, l’una. O quindi si affronta con l’eguale ferocia riservata alla ricerca dell’evasione fiscale, l’inefficienza della spesa pubblica, pretendendo da essa l’eguale produttività e qualità della spesa dei nostri vicini europei, oppure, a parità di servizi, essa va tagliata in maniera draconiana.

Perché non è ladro solo chi evade le tasse ed usufruendo, a scrocco, di servizi per i quali non ha pagato il dovuto, ma è anche ladro chi, questi servizi se li fa pagare oltre il dovuto.

E per me gli uni e gli altri pari sono.

Marco Saltalamacchia

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2 responses

16 03 2012
Pietro Montagna

Vorrei aggiungere un’altro dato significativo, oggetto di diverse speculazioni.
Il pesionato italiano prende l’85% di pensione del suo stipendio, quello tedesco il 58%….gli italiani (pensionati) guadagnano troppo!

Anche in questo caso quanto se ne va, di quell’85%, per mancati servizi (o livelli di servizio)?…

16 03 2012
Gaia

Buongiorno Dott. Saltalamacchia,

l’ultimo rigo riassume tutto 🙂 Sembrerebbe il titolo.

Di seguito il mio pensiero ad alta voce:

personalmente non possiedo grandi conoscenze nell’ambito di macroeconomia, ma ho la convinzione che nell’attuale società si siano “dimenticati” alcuni fondamentali concetti.

1 Denaro inteso come mezzo di scambio.
2 Lavoro inteso come diritto e dovere nei confronti della società.
3 Rispetto per il luogo che ci ospita(non solo come cubatura, ma come ecosistema).

Sono convinto che se riuscissimo a risvegliare i succitati principi, avremmo in breve tempo risolto il 90% degli insormontabili problemi(noti e meno noti) che affliggono le civiltà della terra. Mi son permesso di lasciar fuori un 10%, perchè sono un “dreamer” con i piedi per terra.

Tornando sui punti…

Preferisco partire dall’ultimo, dato che ritengo i primi due una conseguenza indiretta dello stesso(oltre che avere un maggior importanza). Dovremmo nutrire amore nei confronti del luogo in cui ci è permesso vivere(siamo ospiti) e degli altri esseri viventi che ci accompagnano in questo cammino(chiamato “Vita”). Oggi è triste realizzare che la Terra è divenuta un mero “oggetto di spartizione”, specie se nel sottosuolo giace oro nero(oro non per molto). La tecnologia oggi permette di produrre energia da qualsiasi evento naturale, dal più evidente, al più invisibile(non esiste peggior sordo di chi non vuol sentire). La volontà determina i cambiamenti, ma occorre essere in tanti.

Il punto 2 è attualmente saldato al bisogno di recuperare denari per poter sopravvivere. Ognuno dovrebbe apportare il proprio aiuto alla società in base alle proprie doti. Erano gli anni ’80 quando nelle scuole elementari già si insegnava a noi bambini, che la tecnologia avrebbe sostituito la forza lavoro. Nella metà del presente secolo vi saranno 37 ultrasessantenni per ogni 100 persone in età lavorativa(15-59 anni). Oggi pretendiamo di lavorare tutti 8 ore per pochi euro. La visione del lavoro dovrebbe cambiare. Rendiamo il tempo che la tecnologia ci restituisce a favore del valore umano. “E se si cominciasse a lavorare tutti 4 ore portando a casa lo stesso stipendio?”
Cominciamo a cooperare e saremo tutti ricchi. Il tempo visto come ricchezza, ma non rapportato al denaro, quanto alla qualità di vita.

Sul primo punto… La situazione è spaventosa. Il denaro è divenuto il fine ultimo. Pare che abbia acquisito un reale valore intrinseco e cresce su se stesso.

Abbiamo toccato il fondo ora si può solo risalire.

Cordiali saluti.

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