Sulla necessità di una “Governance” Europea (e Mondiale)

2 09 2012

Il mondo che viviamo oggi ci appare complicato e ci piace pensarlo più complesso di quello che avevano vissuto i nostri padri, ma probabilmente non è così. È solo più grande.

È certamente vero che la “globalizzazione” del nostro pianeta è un fatto che ci distingue dal passato soprattutto se con essa si intenda che tutto il mondo è virtualmente connesso sia sotto il profilo dell’informazione che soprattutto sotto il profilo economico.

Forse occorrerebbe un distinguo. Da almeno 400 anni, direi dalla scoperta del continente australiano ad oggi, il mondo è “connesso” nel senso che ogni sua parte è conosciuta ed è integrata in quelli che chiamerei i “circuiti dei flussi umani”.

Quello che ci differenzia rispetto al passato è la velocità di questi flussi ed il livello di interdipendenza delle singole parti fra di loro.

Nel passato le singole parti avevano un maggior grado di indipendenza ed il ciclo umano si concludeva nella sua maggior parte all’interno di una singola area (un paese, una regione, una città).

La minore interdipendenza era simmetrica al maggior livello di controllo e di governo che coloro che abitavano la singola porzione erano in grado di esprimere.

Man mano che una porzione evolveva, crescendo, e veniva a contatto con le altre limitrofe, si sviluppavano fenomeni di integrazione, che potevano essere più o meno cruenti (guerre), e che portavano progressivamente a nuove forme di equilibrio e di governo.

La caratteristica di queste forme di integrazione è che in ogni caso raggiungevano un nuovo livello di equilibrio solo nel momento in cui si determinava una nuova forma di “governance” che integrasse in un modo più o meno stabile le singole parti originarie.

Questa analisi, estremamente semplificata, è applicabile all’intera evoluzione umana, dalla stadio di “cacciatori-raccoglitori” fino a quello della formazione degli Stati nazione e dei “meta stati” (Comunità Europea, …).

La rivoluzione industriale ha determinato una crescita esponenziale della produttività umana, specialmente alimentare, anche se in modo certamente asimmetrico e con essa una crescita straordinaria della popolazione umana.

Siamo passati nell’arco di 12.000 anni da qualche milione di “raccoglitori- cacciatori” (tra i 10 e i 15) per la precisione) ai 7 miliardi del 2011. In soli quarant’anni, tra il 1960 ed il 2000, (lo spazio di due generazioni) a popolazione è raddoppiata, passando da 3 miliardi a 6. Nei prossimi quarant’anni le stime ci portano ad una popolazione di circa 10 miliardi di individui.

Se sul piano etico è certamente difficile argomentare su una possibile differenziazione dei diritti di uno qualsiasi dei dieci miliardi di individui che popoleranno la Terra dei nostri nipoti, sul piano pratico il tema è già all’ordine del giorno ed è nell’agenda di ogni politico in particolare occidentale.

In qualunque campagna elettorale che si rispetti, il tema della immigrazione è tra i più gettonati ed è quello che fa maggiore leva sulle “pance” degli elettori, specialmente di quelli che hanno più da perdere (gli occidentali).

Lasciando in pace (per il momento) Malthus ed anche immaginando che qualche fenomeno di naturale controllo delle nascite si imporrà naturalmente, ci si rende conto che quello che caratterizza il fenomeno della globalizzazione oggi è, come dicevo agli inizi di questo “sproloquio” la sua dimensione e la sua velocità.

La rapidità con cui queste nuove masse umane entreranno in collisione con le altre sarà esponenzialmente superiore a quelle che abbiamo conosciuto nel passato.

Come dicevo prima, nel passato queste collisioni si sono tradotte in conflitti che hanno generato nuovi equilibri ma anche, ahimè sostanziali ridimensionamenti. Le due guerre mondiali hanno richiesto una “tassa” di vite umane stimata tra i 50 ed i 100 milioni di persone (si veda anche http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_wars_and_anthropogenic_disasters_by_death_toll) che sulla scala della popolazione mondiale del tempo ha rappresentato il 5%, ma che ha offerto agli Europei (occidentali) il più lungo periodo di benessere ed assenza di conflitti della loro storia e l’opportunità di raggiungere una forma di governo “meta-nazionale” finora unico nel mondo.

La politica economica espansionista degli ultimi vent’anni, permettendo l’accesso al credito a costi ridotti a fasce crescenti della società è stata la versione finanziaria della rivoluzione industriale che ha reso disponibili risorse crescenti a costi decrescenti ed ha permesso uno sviluppo mondiale senza precedenti.

A questo punto però sembra che il processo di moltiplicazione delle risorse si sia considerevolmente ridotto e che si sarà obbligati a fare i conti con una scarsità che farà inevitabilmente crescere il livello di competizione sulle stesse.

Un acutizzarsi del livello di competizione può infine scaturire in conflitti di varia natura, sociali, politici ed anche militari. Specialmente quando la competizione/conflitto avviene tra entità non governate dalla medesima organizzazione il processo di risoluzione dei conflitti può essere particolarmente oneroso e complesso. Gli esempi a disposizione sono innumerevoli.

Anche la stessa Comunità Europea, che pure all’indomani della seconda guerra mondiale aveva compreso la necessità di dotarsi di strutture di governo meta nazionali sembra avere dimenticato la lezione e lascia libero sfogo agli egoismi nazionali.

La sola possibilità di prevenzione e di governo (moderata peraltro) di questa “escalation” competitiva risiede infatti in un processo di “empowerment” delle strutture di governo europeo e mondiale ma purtroppo, ancora una volta, sembra che il senso della ripetitività della Storia umana, che fa si impernia sugli egoismi individuali e nazionali abbia la meglio sulla reale necessità di un nuovo equilibrio globale.

Annunci

Azioni

Information

One response

7 09 2012
Gaia

Siamo convinti di essere migliori di 50 o 2000 anni fa. Ci siamo evoulti tecnologicamente ed abbiamo la presunzione di essere più intelligenti dei nostri avi. Magari non sappiamo potare una pianta, come un ottantenne non saprà usare un Iphone. Ci siamo evoluti emotivamente? Per governare in un sistema globale occorre la stessa sensibilità di un genitore nei confronti dei figli. I propri sono più importanti, ma gli altri sono sempre figli. In tutte le organizzazioni umane e quindi anche economiche esistono relazioni. Gli uomini in contatto tra loro, si aiutano, fa parte della natura stessa. Dove però finisce la relazione umana ed inizia il conflitto di interessi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: