Ipotesi di lavoro per lo sviluppo di un Distretto industriale per l’auto elettrica in Italia

22 09 2012

Nel dibattito di quale politica industriale per l’automobile in Italia, vorrei, per una volta, non concentrarmi sulla polemica FIAT ma magari lanciare uno sguardo al futuro e sviluppare un’ipotesi del tutto diversa.

Partendo dall’analisi di altre esperienze mondiali ed in particolare analizzando la nascita e lo sviluppo dell’industria dell’auto elettrica in Cina provo a lanciare una proposta che parte da una ricerca promossa dal MiSE “L’esperienza italiana dei distretti industriali. Ricerca promossa dal Ministero delle Attività Produttive e dall’IPI” (http://www.ipi.it/allegati/quadro_di_sintesi.pdf) e che di cui qui cito un estratto:

“Il distretto industriale si configura come un sistema locale caratterizzato dalla compresenza di un raggruppamento umano e di un’industria principale costituita da una popolazione di piccole imprese indipendenti, specializzate in fasi diverse di uno stesso processo produttivo. Da una parte la società locale esprime un sistema di valori (a iniziare dall’apprezzamento per lo spirito d’iniziativa e per l’impegno lavorativo) favorevole all’intrapresa economica e in grado di influire positivamente sulle relazioni industriali e sulla stessa efficienza delle pubbliche amministrazioni locali. Dall’altra, la divisibilità tecnica del processo produttivo consente alla produzione di organizzarsi sotto forma di insieme di piccole e medie imprese indipendenti, tendenzialmente coincidenti con le singole unità produttive di fase, connesse da reti di transazioni specializzate e coordinate da forme di cooperazione più o meno esplicita; le transazioni possono essere di tipo mercantile (scambi economici) e non mercantili (scambi e acquisizioni di conoscenze).

Attraverso questo modello organizzativo il distretto industriale consente, a una concentrazione geografica di numerose piccole imprese specializzate, di realizzare la produzione in modo efficiente, analogamente a quanto può avvenire all’interno di un singolo grande stabilimento. “

Il vantaggio della logica distrettuale/filiera è quello di identificare le singole componenti che determinano la filiera industriale, creando le condizioni necessarie allo sviluppo autonomo di ciascuna di esse in modo sinergico ad un industria trainante (booster) ma anche indipendente.

Nella misura in cui ciascuna singola componente sia in grado di garantire la propria crescita dimensionale, economico-finanziaria e di know-how tanto più le stesse saranno indipendenti dalle fluttuazioni di natura episodica o strutturale della singola industry di sbocco.

L’ipotesi di lavoro per lo sviluppo/reindustrializzazione di un polo industriale (Termini Imerese, Taranto, le opportunità non mancano, purtroppo) potrebbe rispondere alla logica di sviluppo di un distretto per l’auto elettrica che riesca a definire le condizioni per la crescita indipendente delle singole componenti.

1. Il caso dell’auto elettrica – decomposizione della filiera produttiva

Le componenti dominanti dell’auto elettrica (elenco non esaustivo):

Industria di sbocco (principali )
settore di attività produttiva
Materiali compositi automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Fibra di carbonio automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Motori eletrici automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Software/ITC automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Cablaggi, multiplex, bus automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Design automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Energy management automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Sistemi di stoccaggio energia – batterie automotive nautica aeronautica ind.le meccanica
Formazione / Ricerca automotive nautica aeronautica ind.le meccanica

La logica dell’intervento deve quindi svolgersi sviluppando parallelamente due piani.

Il primo deve identificare i progetti industriali trainanti (booster) che rappresentino il fattore catalizzante per i singoli settori, in questo caso identificato dalla ricerca e sviluppo, ingegnerizzazione, produzione e distribuzione dell’auto elettrica.

Il secondo deve identificare le singole filiere componenti e determinare le condizioni di incentivo per attrarre le risorse necessarie, umane e finanziarie, per il loro sviluppo.

La logica dell’intervento pubblico deve essere mirata non tanto alla creazione di incentivi a fondo perduto il cui ritorno in termini di investimento è spesso non calcolabile o addirittura negativo, ma piuttosto nella realizzazione di quelle infrastrutture materiali ed immateriali che accrescano la produttività/competitività della filiera il cui costo di realizzazione non potrebbe essere sostenuto economicamente dai singoli attori delle diverse filiere.

L’elemento di incentivo finanziario, va piuttosto calibrato nella variabilizzazione dello stesso legandolo ad obiettivi di programma (tasso di occupazione, numero di brevetti, livello di investimento) e trasformandolo in detassazione degli utili o riduzione dei costi dell’investimento (oneri finanziari, costi sociali).

Una parte determinante del pubblico intervento, nel caso di un progetto di riconversione, sta nella rimozione dei fattori di diseconomicità dei siti (costi sociali, costi di formazione, infrastrutture logistiche, informatiche e di telecomunicazione, viarie).

Per supportare la capacità di crescita delle PMI che costituiranno il tessuto produttivo del distretto un ulteriore ruolo determinante che può (e deve) essere svolto dal settore pubblico, è nello sviluppo di centri di eccellenza per la ricerca e sviluppo per i singoli settori da realizzarsi attraverso la creazione di centri di ricerca misti pubblico/privato con il ruolo determinante delle Università Tecniche ed il reperimento di competenze specifiche sul mercato mondiale. In particolare, questi centri di ricerca dovrebbero svolgere la funzione di favorire lo sviluppo di tecnologie specifiche per l’utilizzo nella produzione di auto elettriche,

Facciamo un esempio per chiarire il meccanismo. Immaginiamo di incentivare l’insediamento nel distretto di aziende che producono batterie ti tipo tradizionale attraverso accordi di programma o forme di incentivazione come la detassazione degli utili o la creazione di un credito di imposta sugli investimenti. Un ulteriore incentivo sarebbe rappresentato dal cofinanziamento dei programmi di ricerca, svolti attraverso dei centri di ricerca universitari dedicati alla sviluppo di prodotti mirati all’utilizzo specifico per auto a trazione elettrica. Questa azienda, che è già attiva nel settore sarebbe incentivata dal fatto di trovarsi nel cuore di un distretto che genererà ulteriore fatturato e le permetterà inoltre un’evoluzione tecnologica.

I progetti “volano” o “booster” quindi permetterebbero lo sviluppo parallelo di tecnologia / fatturato delle differenti aziende partecipanti e godrebbero del vantaggio derivante dalla condivisione del medesimo distretto.

Annunci

Azioni

Information

One response

23 09 2012
Pietro Montagna

Buongiorno e Buona Domenica.
Se posso dare i miei 2 cents vorrei solo dire che questa rimane un’ipotesi di lavoro da cui partire e non deve essere fatta diventare un BP definitivo.
La prova di quello che dico è il numero notevole di PIP e distretti industriali che sono creati in posti improbabili, con politiche regionali utopistiche, di cui l’Italia è piena ; con prevalenza al Sud Italia.

Dico questo parlando dalla “rossa” Toscana e abitando al centro del Comprensorio del Cuoio; che rappresenta l’80% della produzione europea di alta qualità.
Qui, dove i diritti dei lavoratori sono altamente tutelati e ascoltati, i distretti industriali sono parcellizzati e la filiera è costituita da una struttura grande (100/150 dipendenti) e una miriade di aziende familiari che a volte non raggiungono nemmeno le 10/15 unità.
Ebbene la illegalità normativa, le violazioni delle norme contrattulai, solo da spettatore esterno, che ho potuto raccogliere ha dell’impressionante….ed ora che c’è la crisi queste “irregolarità” sono ancora meno combattute (anche se non lo sono mai state veramente)…e questo nella “rossa” Toscana.

Quindi ricapitolando: ottima riflesione e unica via di uscita dalla situazione attuale, però che il passato/presente ci sia di lezione.
Non permettiamo che la parcellizzazione delle unità produttive sia una vantaggio competitivo solo per la classe imprenditoriale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: