A proposito di Zelig Marchionne

11 10 2012

Ho letto con piacere l’articolo su Marchionne del professor Zingales su “L’Espresso” e ne ho condiviso molte parti. Tuttavia, avrei piacere a proporre una lettura più da “insider” del “fenomeno Marchionne”.

http://www.fermareildeclino.it/articolo/zelig-marchionne-grande-manager-o-capo-spregiudicato

Innanzitutto una parola sulla cultura che dominava la Fiat prima della era Marchionne.

La cultura dominante poteva ricordare quella della Repubblica di Salò, quella di un esercito in disfatta che manteneva una formale volontà di disciplina, ricorrendo se necessario anche a pubbliche esecuzioni, ed un clima generale da “si salvi chi può”.

In questo contesto l’arrivo di Marchionne nel 2003 (vorrei ricordare che all’inizio è l’arrivo del tandem Montezemolo/Marchionne) è imposto come gesto di ritrovata unità da una famiglia che alla scomparsa del secondo “padre nobile” Umberto blocca il tentativo di “coup d’état” di Giuseppe Morchio che tenta, nel vuoto di potere che si era creato, di “farsi re”.

L’approccio di Marchionne più che anglosassone è da terrorismo organizzativo. Decapita la prima linea e accentra tutto il processo decisionale, nominando molti giovani direttori che per riconoscenza delle stellette da generale appena ricevute riconoscono al “Lider Maximo” obbedienza cieca, pronta ed assoluta.

Dal lato prodotto, Marchionne fa ben poco se non beneficiare dell’effetto positivo del lancio di alcuni modelli chiave che era stati deliberati ben prima del suo arrivo (Cinquecento, Panda e Grande Punto).

In realtà è la finanza la “mano invisibile” che aiuta il primo risanamento di Fiat. Proviamo a ripercorrere i fatti:

Nel 2004 si sancisce la definitiva rottura del matrimonio tra Fiat e GM (il Master Agreement) dove gli americani, pur di non essere obbligati ad acquisire l’azienda torinese “cacciano” 2 miliardi di dollari (al momento 1,55 miliardi di euro).

Pochi mesi dopo, nella primavera del 2005, esattamente i primi di marzo, Fiat annuncia “urbis et orbis” che non rimborserà il debito di 3 miliardi sottoscritto nel 2002 con un pool di otto banche italiane. L’effetti sul titolo è devastante, perde il 40% in pochi giorni in quanto la lettura dei mercati e chiara: la famiglia è destinata a perdere il controllo a favore delle banche oppure a lanciare una costosissima OPA sul totale del flottante. Se non che…

Cito da una interessante ricostruzione dei fatti : http://www.voxnova.altervista.org/fiat.html :

“Il 20 aprile 2005 le azioni Fiat sono ai minimi con un prezzo di 4,52 euro. Più a fondo di così non si può andare? Il 26 aprile 2005 Exor, società di diritto lussemburghese, di cui Gabetti e Grande Stevens sono rispettivamente Presidente ed Amministratore Delegato, stipula con Merrill Lynch un contratto derivato di equity swap: a pronti la banca si impegna a rastrellare sul mercato 90 mln di azioni ordinarie Fiat a 5,5 euro; a termine in caso di plusvalenza Fiat incasserà il capital gain dalla banca, mentre in caso di minusvalenza Fiat dovrà rimborsare la banca per coprire la perdita. In pratica Exor, società controllante di Fiat tramite la partecipazione strategica in Ifil (cassaforte della famiglia Agnelli), prende una “posizione lunga” puntando sull’apprezzamento delle quotazioni della società operativa in fondo alla catena del controllo, ovvero Fiat. Quando Merrill Lynch oltrepassa la soglia di partecipazione rilevante, fissata al 2% dalla normativa, comunica alla Consob questa variazione nell’assetto azionario della Fiat. E poi? Le altre comunicazioni in seguito al superamento del 5%, 7,5% non vengono fatte alla Consob durante la fase di rastrellamento. Sicuramente i volumi in gioco sono superiori al 7,5% del capitale proprio. In questa fase le azioni Fiat stanno aumentando il loro valore di mercato, senza nessuna notizia rilevante di natura industriale. Il 21 luglio la Consob chiede a Fiat e Ifil un comunicato di commento, a cui viene data la risposta “la società non dispone di alcun elemento utile o di informazioni relative a fatti rilevanti tali da influire sulle quotazioni”. Il 24 agosto si rivede il film con la stessa risposta, intanto il titolo si attesta oltre i 7 euro. Veniamo al 15 settembre 2005, (per chiudere il cerchio) si esegue l’aumento di capitale, già annunciato e probabilmente scontato dal mercato, al servizio del prestito convertendo. In questo modo la Ifil perde l’8% ca. del capitale in Fiat (precedentemente la partecipazione di Ifil in Fiat era pari al 30,6%) per effetto di diluizione e rischia un take over ostile, perdendo il controllo della società. Per i piccoli azionisti potrebbe andare bene perché potrebbe aumentare il prezzo del titolo per la contesa del controllo, ma la Ifil rischia di perdere il controllo di fatto della società. Allora Grande Stevens modifica con Merril Lynch il contratto di equity swap riscattando simultaneamente all’aumento di capitale le azioni oggetto del contratto anziché incassare la plusvalenza in contanti, permettendo alla Ifil di mantenere il 30,6% di Fiat senza aver mai rischiato di perdere il controllo della società operativa e senza la necessità di fare una nuova OPA totalitaria, obbligatoria per legge in caso di superamento del 30% del capitale azionario. L’obiettivo dei vertici era mantenere la quota azionaria prima dell’aumento di capitale ed aveva le seguenti alternative: pagare 10,28 euro per azione alle banche per il convertendo o spendere 6,5 euro per azione per acquisire da Exor i titoli necessari a mantenere il controllo di Fiat.

Gabetti e Grande Stevens verranno condannati in primo grado per aggiotaggio informativo e turbativa di mercato e poi assolti. Lo scorso giugno la Cassazione ha annullato l’assoluzione e chiesta la ripetizione dell’appello che però andrà molto probabilmente prescritto a Febbraio 2013.

Ma torniamo al settembre 2005. Le banche si ritrovano “cornute e mazziate” ovvero non hanno scalfito la posizione di controllo di Exor/Ifil su Fiat ed hanno strapagato a 10,28 euro azioni che valgono la poco più della metà. Che fare?

Certo l’opzione giudiziaria è una possibilità ma lunga e costosa e poco probabile, come in effetti abbiamo visto. Con l’esclusione del San Paolo che vende immediatamente la propria partecipazione gli altri decidono di giocare una partita diversa.

Molto meglio fare in modo che il titolo risalga ed uscire al momento giusto. Inizia il periodo dorato di Marchionne. La celebrazione della sinistra italiana del “borghese buono” secondo la storica definizione che ne dà Bertinotti .

http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/05/Bertinotti_borghesi_buoni_sinistra_discute_co_9_060705081.shtml

Si celebrano i fasti della Cinquecento con un enorme investimento mediatico e poi Fiat, nel giro di qualche mese ha quindi migliorato di 5 miliardi la propria posizione finanziaria a spese di GM e delle banche ed il titolo sale sino a raggiungere i 10 euro due anni dopo, curiosamente la quotazione di sottoscrizione coatta delle banche che all’unisono escono tutte…

Chi ne avesse curiosità :

Azionariato rilevante 2005 :

http://www.consob.it/main/documenti/assetti_proprietari/semestre2-2005/5030_Az.html?hkeywords=&docid=37&page=0&hits=82&nav=false&filedate=31/12/2005&sem=/documenti/assetti_proprietari/semestre2-2005/5030_Az.html&link=Pie-chart+Capitale+ordinario=/documenti/assetti/semestre2-2005/5030_TOrdDich.html%3b+Pie-chart+Capitale+votante=/documenti/assetti/semestre2-2005/5030_TVotDich.html

Azionariato rilevante 31/12/2007:

http://www.consob.it/main/documenti/assetti_proprietari/semestre2-2007/5030_Az.html?hkeywords=&docid=24&page=0&hits=82&nav=false&filedate=31/12/2007&sem=/documenti/assetti_proprietari/semestre2-2007/5030_Az.html&link=Pie-chart+Capitale+ordinario=/documenti/assetti/semestre2-2007/5030_TOrdDich.html%3b+Pie-chart+Capitale+votante=/documenti/assetti/semestre2-2007/5030_TVotDich.html

Poco dopo anche Montezemolo annuncerà soddisfatto “Mission accomplished” e lascerà il posto a John Elkann. Ma a questo punto il titolo inizia una inesorabile discesa che porterà a valori inferiori al 50% di quelli dell’inizio dell’era Marchionne…

Bisogna fare qualcosa? Si ma cosa? I soldi in cassa scarseggiano, di alleanze industriali non se ne parla, sono tutti già “accasati” o con poca voglia di prender moglie. Per fortuna inizia la crisi del 2008-2009, almeno si potrà dare la colpa della performance a qualche altro fattore esogeno…

Quando di improvviso… il colpo di fortuna! Un giovane presidente democratico appena eletto in USA non se la sente proprio di lasciar andare in bancarotta in un colpo solo la General Motors (ex n.1 al mondo) e la Chrysler (appena abbandonata dai tedeschi e rilevata da Cerberus un private equity che non sa esattamente che pesci pigliare a parte un bel chapter 11…)

Il 10 giugno 2009 Fiat acquisisce (gratis et amore dei) il 20% di Chrysler e ne diventa l’azionista principale assieme al UAW (si assieme ai sindacati !) che sono il secondo azionista dopo il governo US.

In tutta questa lunga faccenda però, vedo tanta finanza in salsa italo americana accompagnata da robuste iniezione di intervento statale o assimilabile e molta poca industria.

Non starei quindi troppo a domandarmi perché la Fiat non va ma piuttosto perché mai dovrebbe andare?

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4 responses

11 10 2012
automotivespace (@automotivespace)

Uhm, bello e interessante….ma oggi sono tutti sulla diatriba Renzi e Marchionne….noi ci piace così! intanto lo linko ad una risposta sul mio blog….;)

11 10 2012
diego saccoman

Io credo piu’ al caso che a piani machiavellici, oltre al fatto che chi non ha niente da perdere ha piu’ possibilita’ di vittoria.
Certo che tutte ste’ botte di c,,,asualta’!
C’iaveva pure il multijet ed il multiair pronti,ricordo.Mica poco.
Adesso c’e’ quel gioiello di piano di acquisizione delle azioni in mano al fondo del sindacato che permettera’, comunque vada, grandi vantaggi finanziari per Fga ed Exor. Sara’ un successo, finanziario,ma un successo. Il resto,vien dopo.

12 10 2012
Riccardo Finco

per fare buone macchine servono ingegneri al comando con cultura del settore auto (guardiamo agli esempi tedeschi , Piech in testa!) , avete mai visto Marchionne andare in giro durante i saloni a vedere come la concorrenza realizza i vari componenti per capire come e se sono fatti meglio (Winterkorn…) ?!
Marchionne non è scemo ma non ha nè una visione industriale nè una commerciale del prodotto auto e pertanto ha un orizzonte molto limitato , del resto FIAT a scelto sempre persone con questo profilo salvo Ghidella ed i risultati erano molto diversi……

12 10 2012
Mirko Fodaroni

È un piacere leggere le sue analisi, sempre così precise e puntuali. Lavora ancora nell’ automotive?
Cordialità

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