FARE POLITICA

13 04 2013

Nelle recenti elezioni un quarto degli italiani ha scelto di non votare cui va aggiunto il 5% dell’elettorato che pur recandosi alle urne ha consegnato scheda bianca o nulla. A questo 30% devono necessariamente unirsi il 25% degli italiani (su base elettorato attivo) che ha votato M5S. Solo il 4% degli elettori di Grillo (del 25% quindi l’1%) hanno votato questo partito per il suo programma, oltre l’85% ha votato M5S “per dare uno schiaffo al sistema”. In sintesi oltre la metà degli italiani non si riconosce nell’attuale offerta politica.

Sotto il profilo del “marketing politico” significa che siamo in presenza di una vera incapacità della politica tradizionale di rispondere a queste nuove esigenze degli elettori .

Le tradizionali categorie di destra e sinistra, come aveva già genialmente intuito Giorgio Gaber, sono totalmente incapaci di rispondere al nuovo bisogno politico espresso in modo improprio dalla cosiddetta “antipolitica”.

In realtà dovremmo parlare di “anti-vecchia politica” perché al contrario la domanda di politica nel paese è altissima.

Perché le categorie tradizionali di destra e di sinistra sono inattuali?

Queste categorie trovano la propria giustificazione ideologica interna non nell’espressione di una visione comune di società ma nelle più semplicistiche categorie del “contro”.

Affondando le loro radici nell’immediato dopoguerra, generazioni di italiani hanno votato a destra o sinistra solo sulla base di un voto “contro” lo schieramento avverso e mai “per” la realizzazione di una particolare visione di stato. Milioni di cittadini hanno votato PCI, senza essere mai stati comunisti ma anche a destra senza essere mai stato liberali.

Il muro di Berlino è caduto da oltre vent’anni ma i residui fenomenologici ed antropologici dello logica dei blocchi sono tuttora visibili nel nostro paese.

Quali le conseguenze?

Le conseguenze sono sotto gli occhi di chi le voglia vedere. In questo paese abbiamo visto la sinistra avviare il processo di liberalizzazioni e la destra statalizzare imprese private,

Il forte limite, quasi invalicabile di ricercare una soluzione all’interno delle attuali categorie significa inevitabilmente auto castrarsi nella possibilità di esprimere un pensiero politico più ampio e soprattutto passibile di attirare un elettorato più ampio.

I nostri “dieci punti” di cui andiamo, legittimamente orgogliosi, identificano un perimetro politico talmente ristretto che è stato facile per tutti, da Renzi a Berlusconi, di impadronirsene senza bisogno di modificare significativamente i loro programmi.

Al contrario, la esplicita volontà di “non dividere” ha comportato la scelta di non introdurre nel dibattito temi di rilievo come la bioetica, le politiche sociali o peggio ancora di espurgare dal programma originale temi come l’immigrazione.

Sviluppare una visione politica che parta dai riferimenti della politica odierna significa giocare una partita a somma zero, dove sono tutti perdenti. Cosa significa andare “oltre” la vecchia politica ?

Significa scardinare le categorie e ragionare in termini di ciò di cui il paese ha realmente bisogno ovvero di una crescita sostenibile e difendibile attraverso un sostanziale recupero di competitività e produttività.

Per far meglio comprendere cosa significhi FARE POLITICA secondo queste categorie userò tre esempi concreti.

Il primo esempio non è mio ma di Rudolph Giuliani, allorché, celebrato sindaco di New York eroe dell’11 settembre si candidò alla campagna presidenziale. Ebbi la rara opportunità di indire una cena a Milano in suo onore e la discussione naturalmente si concentrò sulla campagna presidenziale e sui temi secondo lui vincenti.
Il tema chiave, secondo lui, era l’immigrazione e per una seri di ragioni economiche e politiche.

Quelle economiche: il costante flusso migratorio negli US genera una pressione sull’offerta di lavoro, incrementandola e mantenendo contenuta la dinamica salariale, specialmente in ruoli meno specializzati e quindi incrementando la produttività. Oltre a ciò gli immigranti, normalmente più giovani e più prolifici, tendono a mantenere la “piramide demografica” e a finanziare il welfare non sottovalutando, grazie alla più giovane età media una maggiore propensione al consumo ed al rischio imprenditoriale.

Quelle politiche: al contrario della popolazione WASP (white anglo-saxon protestant) che sta invecchiando ed in questo processo diviene maggiormente attenta alle tematiche del welfare (pensioni, sanità) tradizionale dominio dei Democratici e per i Repubblicani, rincorrere i Democratici nel loro territorio è perdente, i “nuovi Americani” sono invece meno attenti a queste tematiche e grandi sostenitori dell’”American Dream”, dell’opportunità offerta ad ognuno di “farcela” ed è questo il territorio tipico dei Repubblicani.

Per queste ragioni, Giuliani sosteneva (oltre otto anni fa) che i Repubblicani avrebbero dovuto aprire ai temi dell’immigrazione e sostenerla attraverso efficaci politiche di integrazione.

Sappiamo invece come è andata la storia e che su questi temi la scelta dei repubblicani è stata conservatrice lasciando l’iniziativa sui temi dell’integrazione ai Democratici.

Nel 2012 Obama verrà rieletto anche grazie al decisivo voto dei “latinos” http://www.huffingtonpost.com/2012/11/07/latino-voters-election-2012_n_2085922.html .

Il secondo esempio è invece mio. Parliamo di un tabù su cui si sono infranti i sogni di liberalizzazione di tanti. Quella dei taxi in Italia.

Le licenze di taxi in Italia sono circa 24.000 (divise su tre turni). Nella sola città di Londra circolano 25.000 black cabs, 18.000 a Parigi. Gli argomenti dei tassisti sono conosciuti. Il costo delle licenze, il mercato che si riduce. Insomma un “declino inarrestabile” cui si può solo reagire cercando di ridurre le licenze (per incrementarne il valore) ed ottenendo periodicamente l’incremento delle tariffe da parte dei comuni. Qualunque proposta di liberalizzazione è sempre stata sistematicamente respinta al mittente.

Recentemente si era formulata una proposta, a mio avviso molto efficace. Ovvero di donare una seconda licenza a ciascun tassista con l’obbligo però di utilizzarla o venderla entro un anno.

Quali sarebbero state le conseguenze di questa decisione?

La diminuzione del valore di ciascuna singola licenza. Ammettiamo anche del 50%. Ma l’opportunità sarebbe stata rappresentata dallo “smobilizzo” del 50% di un capitale (la licenza) liquidabile solo alla fine della carriera (la pensione).
La seconda conseguenza, la riduzione del prezzo della corsa a causa della maggiore concorrenza. Vero certamente, ma questa perdita sarebbe stata compensata da due fattori economici:

1) la possibilità di utilizzare la seconda licenza con un dipendente e generare un profitto a compensazione della perdita;

2) la diminuzione dei costi di mobilità per la collettività ed un conseguente miglioramento della produttività del sistema (disporre di un più grande numero di taxi, permetterebbe a molti cittadini di non dovere acquistare un auto privata ed utilizzare le risorse liberate per finanziare altri consumi/investimenti) ; 3) la creazione di 24.000 posti di lavoro.

Il terzo esempio invece riguarda in generale le politiche di genere e le pari opportunità. Similmente al tema della immigrazione tutelare i diritti sociali delle coppie di fatto e delle diverse forme di famiglia (dal genitore single, ai parenti conviventi) significa stabilizzare questi gruppi di cittadini fornendo maggiori garanzie di welfare a segmenti della popolazione che diversamente subirebbero una marginalizzazione che si tradurrebbe in una minore produttività del sistema.

Cosa c’entrano questi esempi con FARE POLITICA e con la vecchia politica?

Come ben ricordiamo, durante la recente e sfortunata campagna elettorale, su tutti questi temi non abbiamo mai preso posizione, o almeno mai in modo esplicito, proprio per il timore di “perdere consenso”. In questo modo abbiamo, di fatto, ragionato secondo gli schemi della “vecchia politica”.

La vecchia politica è prigioniera degli schemi destra/sinistra e si guarderà bene di affrontare questi temi per timore di perdere consenso all’interno di uno schema incancrenito.

I 24.000 tassisti italiani rappresentano un bacino elettorale ghiotto per alcuni politici (specialmente ex AN) e riescono attraverso la loro azione di lobby (anche violenta) a proteggere i loro interessi personali a scapito dell’interesse generale.

Una parte conservatrice della società italiana avversa l’immigrazione temendo che metta a rischio il proprio posto di lavoro. Fatto anche vero, in un paese che non ha sufficientemente investito nella qualità delle proprie “risorse umane” attraverso la scuola e l’università e rende fasce crescenti di categorie di lavoratori esposte al rischio di obsolescenza e di non competitività. Ma non è su queste basi che il nostro paese tornerà competitivo.

FARE POLITICA significa affrontare quindi anche questi temi senza nessun “tornaconto elettorale” di breve respiro e sapendo che a fronte della possibile perdita di consenso di una parte “reazionaria e conservatrice” dell’elettorato è invece possibile guadagnare nuovi e maggiori consensi in quella parte degli elettori che hanno da tempo voltato le spalle alla politica dei politicanti.

ManifestoxFare

Marco Saltalamacchia

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