Lampedusa e dintorni.

6 10 2013

clandestini Lampedusa e dintorni

Immigrazione, diritto di asilo, principi universali di solidarietà, diritti umani ed economia, in ordine sparso.

Molto si è scritto e detto sulla tragedia (ennesima) di Lampedusa. Carità vera e pelosa si sono mescolate alle tipiche posizioni ideologiche e conservatrici che hanno caratterizzato il dibattito sul tema in questione.

Per discutere seriamente dell’argomento e definire una posizione che possa dirsi liberale, senza infingimenti populistici o demagogici vorrei cominciare dal definire cosa è (in mia umilissima opinione) liberale.

È liberale colui che si batte per il rispetto delle libertà individuali, la cui ampiezza è definita dalla analoga dimensione delle libertà altrui e lo fa in uno spazio universale non limitato dagli anacronistici confini delle nazioni-stato residui bellici di ottocentesca memoria.

Il concetto della libertà individuale si associa indissolubilmente al concetto della responsabilità individuale, per il quale ciascun individuo è totalmente responsabile delle proprie azioni.

L’angolarità di queste premesse stabilisce il libero diritto degli individui alla loro mobilità (idealmente universale) e l’obbligo, da parte di chi voglia definirsi liberale, a difendere l’esercizio di questi diritti, ovunque.

Chi intenda invece semplicemente difendere i propri “asset” creando barriere artificiali all’ingresso di nuovi entranti (nei flussi migratori, come anche su Alitalia, o Telecom, o nel numero delle licenze dei taxi, o nella scelta di disporre del proprio corpo) appartiene alla categoria dei “conservatori” ovvero di coloro che intendono tutelare la propria posizione competitiva non per via del mercato o del “libero arbitrio” ma “ope legis” e talvolta anche “manu belli”.

Definito il mio umilissimo pensiero, adesso proverò anche a trattarlo politicamente ed economicamente e per farlo userò non le mie parole ma quelle di Rudolph Giuliani.

Durante una cena milanese, alcuni anni fa, in procinto di candidarsi alle primarie per il partito repubblicano per la corsa alla elezione presidenziale, il tema di conversazione cadde sull’emigrazione. L’opinione di Giuliani sull’argomento era molto semplice e potente, pur appartenendo gli USA indissolubilmente all’occidente sotto il profilo storico e sociale (siamo tutti figli dell’illuminismo e di qualche rivoluzione industriale o sociale) ha sempre mantenuto un saggio di crescita medio del PIL superiore alla maggior parte dei paesi occidentali (europei). Perché? Il costante flusso migratorio nel paese, ha generato sistematicamente una pressione sull’offerta di lavoro, specie quella meno qualificata, permettendo costanti guadagni di produttività.

Un secondo effetto economico positivo è generato dal fatto che, per ovvie ragioni, la grande maggioranza degli immigrati è giovane e maggiormente prolifica dei locali. Questo fatto genera un allargamento della base della piramide demografica che permette il sostenimento del welfare della parte alta (i giovani, pagano le tasse, ma si ammalano meno e spesso non vanno nemmeno in pensione nel paese che gli ospita).

Un terzo effetto positivo in tema economico e legato sempre alla demografia è la maggior propensione al rischio dei giovani ed in specie di coloro che a causa della minore qualificazione (o del non riconoscimento della loro qualificazione nel paese ospite) per migliorare la propria condizione economica vedono, come sola possibilità di evoluzione, la creazione di nuova impresa.

In punto politico, infine, Giuliani sottolineava un aspetto molto rilevante. Larghe e crescenti fasce della popolazione americana , diciamo WASP – white anglo saxon protestant, ma potremmo oggi metterci anche i cattolici irlandesi, polacchi o italiani) sono sempre più sensibili ai temi del welfare di tipo europeo (si veda il dibattito sul medicare), temi che sono patrimonio dei democratici e su cui la credibilità dei repubblicani è inconsistente. Diversamente da queste fasce sociali “i nuovi americani” sono fortemente motivati dall’ “americam dream” ovvero dalla possibilità di realizzare il proprio sogno ed arricchirsi, che è invece sempre stato il “cavallo di battaglia” del partito repubblicano.

Unendo queste considerazioni, Giuliani sosteneva che, a differenza dei propri colleghi di partito, i repubblicani avrebbero dovuto schierarsi, senza esitazioni a supporto delle leggi migratorie. Ma, aggiunse, di sapere di essere in posizione minoritaria.

Come sia andata la storia lo sappiamo. Il tema migratorio è divenuto patrimonio dei democratici e la rielezione di Obama è stata dovuta, in modo significativo al voto dei “Latinos”. Infine, un ultima considerazione “americana”, demograficamente nel 2012 si è realizzato lo “switch” tra il numero di nati “black e latinos” versus i “white”. La componente demografica dei primi diverrà sempre più numerosa e maggioritaria ed è, in modo crescente, attirata da posizioni democratiche, in cui chiaramente vede una maggior tutela politica.

La politica dei repubblicani è invece arroccata su posizioni sempre più conservatrici, dove il concetto di “libertà” è sostanzialmente sposato al concetto di difesa delle posizioni e progressivamente retrogrado.

Fin qui il pensiero di Giuliani che trovo assolutamente lineare e riproducibile in Italia.

Sappiamo benissimo che in Italia, interi settori produttivi (agricoltura, edilizia) sarebbero ben più in crisi di quanto non lo siano se non potessero contare sulla disponibilità di manodopera straniera.

In tema di creazione di impresa, a Milano la maggioranza delle partite IVA aperte negli ultimi anni appartengono a cittadini extracomunitari.

L’INPS registra un saldo attivo tra i versamenti pagati da lavoratori nati all’estero (6,3 miliardi) e trattamenti pensionistici pagati (2,5 miliardi pagati a cittadini nati all’estero e di cui 212 milioni pagati all’estero).

Il problema italiano è legato certamente alla dimensione del debito e ad una politica fiscale repressiva, ma non va dimenticato che più in generale, il problema italiano è un problema di competitività del paese, i cui effetti sono identificabili nel costo unitario del lavoro per unità prodotta (dove ancora è il fisco a giocare un ruolo) ma che, se si considera che non è significativamente diverso da quello tedesco, deve necessariamente risiedere anche in altri fattori.

Infine, ma davvero solo alla fine, una parola sulla legge 30 luglio 2002, n. 189 detta Bossi Fini e sul perché vada riformata.

Al netto delle mie considerazioni “libertarie” di cui sopra, il tema urgente di riforma e inderogabile riguarda il diritto di asilo ed i cosiddetti respingimenti in mare aperto.

Come ripetutamente ricordato da Amnesty International ma anche dalla UNHCR, l’agenzia ONU per i rifugiati, il tema di cui si discute non è tanto il diritto o meno di penalizzare la immigrazione clandestina, anche se su questo tema si potrebbe e dovrebbe dibattere, basti pensare alle conseguenze che esso genera in tema di “traffico umano” nella gestione che fa la criminalità organizzata dei clandestini nell’agricoltura o nello sfruttamento della prostituzione.

Il vero tema urgente da discutere è quello relativo al diritto di asilo che non è in discussione ma che va garantito realmente, pena la vergogna che lo stesso Bergoglio invoca su di noi, e che io stesso avverto non tanto come cattolico (che non sono) ma come liberale.

Respingere un battello in acque internazionali è criminale, sia sotto il profilo umanitario che ogni altro aspetto. Innanzitutto per il rispetto dovuto al principio universale del soccorso in mare, legato al dovere di garantire il diritto alla vita di ognuno, come abbiamo visto queste imbarcazioni sono delle vere e proprie bagnarole che il più delle volte arrivano in situazioni di avaria o di semi affondamento. Il secondo motivo è legato ancora una volta ai diritti umani. Ammesso, infatti , che tali bagnarole, dopo il “respingimento”, riescano a guadagnare i porti di partenza, la cosa equivale a riaffidare questi disgraziati nelle mani delle organizzazioni criminali che ne hanno gestito la partenza e il loro imprigionamento in centri che sono veri e propri lager, in paesi dove i diritti civili sono meno garantiti che da noi.

Come abbiamo potuto ascoltare dai media, oltre agli stessi superstiti probabilmente anche i soccorritori dei disgraziati di Lampedusa, saranno indagati per favoreggiamento alla immigrazione clandestina, il che mi sembra plasticamente dimostrare l’assurdità della stessa legge.

I respingimenti in mare vanno aboliti. Il Mediterraneo non è il Rio Grande, ed è ben più ampio e pericoloso, come sa chi va per mare. Se si intende mantenerli va garantita la sicurezza delle persone e la soluzione potrebbe stare nello stazionamento di grandi navi ospedale nelle acque internazionali, dove si possa procedere alla identificazione, cura ed eventuale rimpatrio dei migranti, una volta accertata la loro non appartenenza alla categoria di coloro che godono del diritto di asilo. Soluzione certamente costosa, ma umanitaria e di cui davvero dovrebbe farsi carico l’Europa e forse anche l’ONU.

In alternativa, vanno aboliti e vanno invece potenziati e qualificati i centri di accoglienza, ponendoli sotto il controllo (ed a carico) della UE, riducendo i tempi di identificazione e di rilascio o rimpatrio dei migranti che oggi possono anche permanere per settimane o mesi nei centri in condizioni di vita di cui siamo tutti consapevoli.

Gli accordi bilaterali dovrebbero essere non tra l’Italia e la Libia, ma tra l’Unione Europea ed i paesi rivieraschi del Mediterraneo e sottoposti a sorveglianza da parte della agenzia UNHCR, per garantire il rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza in quei paesi.

Sarebbe infine davvero liberale magari abolire completamente i dazi che penalizzano l’export di prodotti agricoli e materie prime di quei paesi africani che generano i maggiori fenomeni migratori.

Queste sono le mie brevi riflessioni su un tema complesso come quello della immigrazione e che credo rappresenti la vera cartina tornasole dei valori liberali di cui dovremmo farci alfieri.

Marco Saltalamacchia

· L’IMMIGRATO VA, I CONTRIBUTI RESTANO di Pietro Vertova e Matteo Cisarri 15.12.2011 http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina1002736.html

· Legge Bossi-Fini http://www.parlamento.it/parlam/leggi/02189l.htm

· Sintesi Wiki : http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Bossi-Fini

· http://europa.eu/rapid/press-release_STAT-13-54_en.htm

· http://www.asca.it/news-Immigrati__superstiti_Lampedusa_indagati__dopo_il_lutto_le_polemiche-1321722-POL.html

· http://edition.cnn.com/2012/11/09/politics/latino-vote-key-election/index.html

· http://www.agricoltura24.com/tagliati-i-dazi-sui-prodotti-esportati-nella-ue/0,1254,54_ART_3752,00.html

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One response

6 10 2013
Konig Ruth Elke

Sono d’accordo, volevo solo replicare: per salvare tutte le persone per metterli in salvo per mantenerli nei centri di accoglienza, per identificarli, per spedirli di nuovo via aerea nei paesi di origine penso che abbia un costo abbastanza importante, perché con tutta questa mole di soldi non si fanno dei microcredito nei paesi di origine cosi hanno da vivere e non vengono da noi ( assolutamente non bisogna pagare i governante dei vari paesi sono tutti corrotti)

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