Lampedusa e dintorni

15 12 2013

clandestini 2Lampedusa e dintorni

1. Introduzione

Molto si è scritto e detto sulla (ennesima) tragedia di Lampedusa. Carità vera e pelosa si sono mescolate alle tipiche posizioni ideologiche e conservatrici che hanno caratterizzato il dibattito sul tema in questione.

Per discutere seriamente dell’argomento e definire una posizione che possa dirsi liberale, senza infingimenti populistici o demagogici vorremmo cominciare dal definire cosa per noi debba intendersi per liberale.

È liberale colui che si batte per il rispetto delle libertà individuali, la cui ampiezza è definita dalla analoga dimensione delle libertà altrui e lo fa in uno spazio universale non limitato dagli anacronistici confini degli stati-nazione residui bellici di ottocentesca memoria.

È liberale colui che si batte affinché la giustizia sociale venga a realizzarsi secondo meccanismi che premino il merito. Meccanismi per il cui efficace ed efficiente funzionamento è necessario che siano assicurate eguali condizioni di partenza a tutti gli individui, e pertanto eguali opportunità per quanti desiderino migliorare le proprie condizioni di vita.

L’angolarità di queste premesse stabilisce il libero diritto degli individui alla loro mobilità (idealmente universale) e l’obbligo, da parte di chi voglia definirsi liberale, a difendere l’esercizio di questi diritti, ovunque.

Alcuni anni fa, durante una cena milanese con Rudolph Giuliani – in procinto di candidarsi alle primarie per il partito repubblicano per la corsa alla elezione presidenziale – il tema di conversazione cadde sull’emigrazione. L’opinione di Giuliani sull’argomento era molto semplice e potente. Pur appartenendo indissolubilmente all’occidente sotto il profilo storico e sociale (siamo tutti figli dell’illuminismo e di qualche rivoluzione industriale o sociale) gli Stati Uniti hanno sempre mantenuto un saggio di crescita medio del PIL superiore alla maggior parte dei paesi occidentali (europei). Perché? Perché, a parità di altre condizioni, il costante flusso migratorio nel paese, ha generato sistematicamente una pressione sull’offerta di lavoro, specie quella meno qualificata, permettendo costanti guadagni di produttività.

Un secondo effetto economico positivo è generato dal fatto che, per ovvie ragioni, la grande maggioranza degli immigrati è giovane e maggiormente prolifica dei locali. Questo fatto genera un allargamento della base della piramide demografica che permette il sostenimento del welfare della parte alta (i giovani, pagano le tasse, ma si ammalano meno e spesso non vanno nemmeno in pensione nel paese che li ospita).

Un terzo effetto positivo in tema economico e legato sempre alla demografia è la maggior propensione al rischio dei giovani e specialmente di coloro che a causa della minore qualificazione (o del non riconoscimento della loro qualificazione nel paese ospite) per migliorare la propria condizione economica vedono, come sola possibilità di evoluzione, la creazione di nuova impresa.

Dal punto di vista politico, infine, Giuliani sottolineava un aspetto molto rilevante. Larghe e crescenti fasce della popolazione americana (diciamo WASP – white anglo saxon protestant, ma potremmo oggi metterci anche i cattolici irlandesi, polacchi o italiani) sono sempre più sensibili ai temi del welfare di tipo europeo (si veda il dibattito americano sul medicare), temi che sono patrimonio dei democratici e su cui la credibilità dei repubblicani è inconsistente. Diversamente da queste fasce sociali, “i nuovi americani” sono fortemente motivati dall’ “americam dream” ovvero dalla possibilità di realizzare il proprio sogno ed arricchirsi, che è invece sempre stato il “cavallo di battaglia” del partito repubblicano.

Unendo queste considerazioni, Giuliani sosteneva che, a differenza dei propri colleghi di partito, i repubblicani avrebbero dovuto schierarsi, senza esitazioni a supporto delle leggi migratorie. Ma aggiunse che sapeva di essere in posizione minoritaria.

Come sia andata la storia lo sappiamo. Il tema migratorio è divenuto patrimonio dei democratici e la rielezione di Obama è stata dovuta, in modo significativo, al voto dei “Latinos”. Infine, un’ultima considerazione “americana”: demograficamente nel 2012 si è realizzato lo “switch” tra il numero di nati “black e latinos” versus i “white”. La componente demografica dei primi diverrà sempre più numerosa e maggioritaria ed è, in modo crescente, attirata da posizioni democratiche, in cui chiaramente vede una maggior tutela politica.

La politica dei repubblicani è invece arroccata su posizioni sempre più conservatrici, dove il concetto di “libertà” è sostanzialmente sposato al concetto di difesa delle posizioni e progressivamente retrogrado.

Fin qui il pensiero di Giuliani. Cerchiamo di comprendere adesso se questa visione dell’immigrazione come leva di sviluppo economico, che condividiamo e che riteniamo ampliabile anche allo sviluppo sociale e culturale del Paese, possa trovare in Italia adeguate premesse per la sua realizzazione.

2. Caratteristiche demografiche del fenomeno migratorio

Nel 2012, in Italia, il 39% delle richieste di permessi di soggiorno da parte di cittadini non comunitari ha riguardato permanenze per motivi di studio e di lavoro. Poco meno della percentuale di richieste (44%) legate a motivi famigliari (si veda Figura 1).

Come è possibile osservare dalla Figura 2, la maggioranza dei permessi di permanenza nel nostro Paese viene rilasciata a persone con età compresa tra i 17 e i 50 anni (circa il 92%) con una concentrazione maggiore nella fascia della popolazione più attiva compresa tra i 17 e i 34 anni.

 

Figura 1: Numero di ingressi di cittadini non comunitari per motivo di permesso. Anno 2012. Fonte: Istat. Immigrati e nuovi cittadini.

Figura 2: Numero di ingressi di cittadini non comunitari per permesso fascia di età. Anno 2012. Fonte: Istat. Immigrati e nuovi cittadini.

I dati illustrati nella Figura 1 e Figura 2 trovano coerente riflesso nei dati relativi alla struttura demografica dell’intera popolazione immigrata residente in Italia (si veda Figura 3). L’87% della popolazione immigrata residente in Italia si concentra infatti nella fascia di età 0-50 anni, con oltre il 56% dei residenti aventi un’età compresa tra gli 0 e i 35 anni.

Figura 3: Struttura demografica della popolazione immigrata al 1° gennaio 2011. Fonte: Istat. Immigrati e nuovi cittadini.

Secondo le proiezioni demografiche ISTAT[1], da oggi al 2065 si riscontrerà un incremento progressivo della popolazione straniera, sebbene a tassi decrescenti. Dai 4,6 milioni d’individui rilevati nel 2011, a circa 14,1 milioni entro il 2065 (si veda Tabella 1).

Nell’ambito dei comportamenti demografici, le coppie straniere darebbero alla luce un valore compreso tra 6,4 e 8,6 milioni di bambini. Il maggiore tasso di prolificità delle donne immigrate rispetto alle cittadine italiane (si veda Tabella 3) consente di controbilanciare il progressivo invecchiamento della popolazione italiana – come testimonia la differenza tra numero di nascite e numero di decessi, il cosiddetto saldo naturale (si veda Tabella 2). In particolare, come conseguenza della giovane struttura per età della popolazione straniera, l’ammontare dei decessi (nella popolazione straniera) risulterebbe compreso in un intervallo tra 2,1 e 2,5 milioni con un contributo alla crescita naturale della popolazione compreso tra i 3,9 e i 6,4 milioni.

Tabella 1: Popolazione residente straniera per ripartizione geografica. Scenario centrale e intervalli di variazione.

Valori in milioni. Fonte: Istat. Il futuro demografico del Paese.

 

Tabella 2: Bilancio demografico cumulato 2011-2065 per ripartizione geografica. Scenario centrale e intervalli di variazione.

Valori in milioni. Fonte: Istat. Il futuro demografico del Paese.

Tabella 3: Sintesi dei principali indicatori demografici per ripartizione geografica. Scenario centrale e intervalli di variazione.

Valori in milioni. Fonte: Istat. Il futuro demografico del Paese.

Come osservato da Giuliani con riferimento agli Stati Uniti, anche il fenomeno migratorio italiano sembra avere quelle caratteristiche demografiche necessarie per esercitare un effetto positivo in termini di pressione sull’offerta di lavoro, crescita demografica (in controtendenza con l’invecchiamento della popolazione autoctona) e scarsa incidenza sul sistema sanitario.

3. Immigrazione e mercato del lavoro

In Italia, interi settori produttivi (agricoltura, edilizia) sarebbero ben più in crisi di quanto non lo siano se non avessero potuto contare sulla disponibilità di manodopera straniera. Nel 2012, il 14% degli immigrati era impiegata nel settore delle costruzioni, il 19% nell’industria, e il 18% nel commercio, servizi di ristorazione e alberghieri (si veda Figura 4). Il rimanente 5% nell’agricoltura e nelle attività di pesca e silvicoltura. La gran parte della forza lavoro, 44%, si concentra invece in quelle attività che secondo la classificazione ISTAT rientrano nelle categorie G-U della classificazione ATECO 2007[2] .

Figura 4: Immigrati occupati per settore. Anno 2012. Fonte: Istat. Immigrati e nuovi cittadini.

Se consideriamo il titolo di studio della forza lavoro occupata (si veda Figura 5), non sarà difficile comprendere come difficilmente quest’ultima si distribuisca in settori a contenuto di capitale umano altamente qualificato come per esempio Attività professionali, scientifiche e tecniche, Attività finanziarie e assicurative, etc.

Figura 5: Immigrati occupati per titolo di studio. Anno 2012. Fonte: Istat. Immigrati e nuovi cittadini.

Come affermato dalla Fondazione Leone Moressa “Oltre 2 milioni di contribuenti nati all’estero nel 2010 hanno pagato 6,2 miliardi di € d’imposta netta. In termini percentuali gli stranieri rappresentano il 6,8% del totale dei contribuenti nati all’estero e l’ammontare totale delle tasse che pagano costituisce il 4,1% dell’imposta netta pagata complessivamente in Italia”. Di tali contribuenti “Le donne rappresentano il 42,2% del totale dei contribuenti stranieri e i redditi da esse dichiarate ammontano al 34,7% dei redditi complessivamente dichiarati dagli stranieri.” In aggiunta, sempre secondo la Fondazione Leone Moressa, “l’INPS registra un saldo attivo tra i versamenti pagati da lavoratori nati all’estero (6,3 miliardi) e trattamenti pensionistici pagati (2,5 miliardi pagati a cittadini nati all’estero e di cui 212 milioni pagati all’estero)”.

4. Immigrazione e spesa sanitaria

Coerentemente con la giovane età della popolazione immigrata residente in Italia, i dati del Ministero della Salute mostrano come gli immigrati ricorrano meno frequentemente della popolazione autoctona al servizio sanitario nazionale con conseguente limitato impatto sulla spesa sanitaria.

Secondo il Rapporto Annuale sull’Attività di Ricovero Ospedaliero (2011) del Ministero della Salute, su 10.757.733 schede di dismissione registrate nel 2011 solo il 4% fa capo a cittadini non italiani per le attività in regime ordinario, e solo l’1,35% per le attività in Day Hospital. Di questi, come mostrano i grafici sottostanti (Figura 6 e Figura 7) solo una piccolissima parte è riconducibile a cittadini provenienti da regioni a forte pressione migratoria.

Figura 6: Percentuale dismissioni ospedaliere per cittadinanza per le attività in regime ordinario. Fonte: Ministero della Salute. Rapporto Annuale sull’Attività di Ricovero Ospedaliero (2011).

Figura 7: Percentuale dismissioni ospedaliere per cittadinanza per le attività in regime ordinario. Fonte: Ministero della Salute. Rapporto Annuale sull’Attività di Ricovero Ospedaliero (2011).

Dati relativamente meno recenti, elaborati nell’ambito del progetto “Promozione della salute della popolazione immigrata in Italia”, confermano le stime di cui in precedenza. Nel periodo 2003-2005 (si veda Figura 8) il ricorso all’ospedalizzazione da parte degli immigrati provenienti da Paesi a Forte Pressione Migratoria[3] è stata inferiore a quello dei cittadini italiani e dei PSA (Paesi europei o extraeuropei a Sviluppo Avanzato).

 

 

Figura 8: Distribuzione percentuale dei ricoveri totali in Italia per gruppi di cittadinanza. Anni 2003-2005. Fonte: Promozione della salute della popolazione immigrata in Italia. Nota: STP indica gli immigrati irregolari.

Il minore ricorso alle strutture sanitarie da parte degli immigrati si riflette anche nell’incidenza di questi ultimi sulla spesa sanitaria. Sempre secondo il progetto “Promozione della salute della popolazione immigrata in Italia”, nel periodo 2003-2005 il costo per il servizio sanitario nazionale – derivante dall’attività di ricovero – è da ricondursi solo in minima parte al ricovero di immigrati (si veda Figura 9).

Figura 9: Valore e peso medio dei ricoveri ordinari per gruppi di cittadinanza. Anni 2003-2005.

Fonte: Promozione della salute della popolazione immigrata in Italia. Nota: STP indica gli immigrati irregolari.

5. Immigrazione e sicurezza

Uno dei tanti luoghi comuni in merito all’immigrazione è che all’aumentare di essa aumenta anche il numero di reati (in particolare violenti) commessi.

Il Rapporto annuale 2012 dell’ISTAT afferma che gli stranieri rappresentano il 32,6 per cento del totale dei condannati, e il 36,7 per cento dei detenuti presenti nelle carceri. Il dato è dovuto a molteplici fattori, legati alla minore capacità di difesa durante l’iter processuale, al tipo di reati commessi (che prevede in misura maggiore il carcere) e alla minore capacità-possibilità di accedere alle misure alternative al carcere sia prima che a seguito della condanna, per mancanza dei requisiti per poterle chiedere.

Inoltre, stando sempre all’ISTAT, non esiste una proporzionalità diretta fra l’aumento degli immigrati regolari e l’aumento dei reati in Italia: tra il 2001 e il 2005, ad esempio, mentre gli stranieri sono aumentati di oltre il 100%, le denunce nei loro confronti sono cresciute del 45,9%.

In ultimo, come evidenzia la Figura 10 di seguito, sulla gran parte delle tipologie di reati commessi (e in maggior specie quelli aventi carattere di particolare efferatezza) è da sfatarsi il luogo comune di una maggiore incidenza di quelli compiuti ad opera di cittadini stranieri (il dato è normalizzato per ogni 100 reati dello stesso tipo). Per giunta, la figura segnala come una delle principali cause di imputazione risiede tuttavia nella condizione di immigrazione irregolare. Su un totale di 28.813 cittadini nati all’estero il 20,6 per cento del totale sono imputati per l’irregolarità della loro presenza sul territorio italiano.

Figura 10: Persone di 18 anni e più per cui è iniziata l’azione penale per tipo di reato e cittadinanza.

Dati per 100 reati dello stesso tipo. Anno 2009. Fonte: Rapporto annuale 2012, Istat.

6. Alcune riflessioni preliminari

I dati sui reati commessi da persone di cittadinanza straniera è da imputarsi prevalentemente, come rilevato dall’Istat, al reato di immigrazione irregolare. Condizione di cui la legge Bossi – Fini ha fatto un suo baluardo con il reato di immigrazione clandestina. Reato che ha avuto non solo l’effetto di aggravare il già inefficiente sistema giudiziario, ma quello di rendere ancora più difficile l’inserimento degli immigrati nella società.

A questo, bisogna aggiungere le numerose pratiche burocratiche legate all’ottenimento del permesso di soggiorno – incrementate per effetto della Legge Bossi-Fini – che hanno come potenziale effetto collaterale quello di favorire il lavoro nero e di non consentire una distinzione tra immigrazione buona, volta a influire positivamente sul mercato del lavoro e conseguentemente sullo sviluppo sociale e culturale del Paese, e quella non virtuosa.

Senza considerare poi l’impatto dei centri di accoglienza, veri e propri lager, che insieme al respingimento dei barconi sono costati all’Italia una condanna per violazione dei diritti umana da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

La legge Bossi-Fini si è rivelata quindi non solo inadeguata a regolare i fenomeni migratori, secondo le finalità che si proponeva, ma ha addirittura aggravato il problema.

Si pone quindi l’esigenza di una riforma della legge sull’immigrazione che sia capace di favorire l’integrazione e quei processi migratori virtuosi per cui siano attratte le competenze di cui il nostro mercato del lavoro ha bisogno, sanzionando chi commette reati non per la sua condizione di immigrato ma per aver commesso un illecito.

Al netto delle nostre considerazioni “libertarie” di cui sopra, il tema urgente di riforma e inderogabile riguarda il diritto di asilo ed i cosiddetti respingimenti in mare aperto.

Come ripetutamente ricordato da Amnesty International, ma anche dalla UNHCR, il tema urgente da discutere è quello relativo al diritto di asilo, che non è in discussione, ma che deve essere garantito realmente, pena la vergogna che lo stesso Bergoglio invoca su di noi, e che noi non avvertiamo tanto come cattolici, ma come liberali.

Respingere un battello in acque internazionali è criminale, sia sotto il profilo umanitario che sotto ogni altro aspetto. Innanzitutto per il rispetto dovuto al principio universale del soccorso in mare, legato al dovere di garantire il diritto alla vita di ognuno: come abbiamo visto queste imbarcazioni sono delle vere e proprie bagnarole che il più delle volte arrivano in situazioni di avaria o di semi affondamento. Il secondo motivo è legato ancora una volta ai diritti umani. Ammesso che tali bagnarole, dopo il “respingimento”, riescano a guadagnare i porti di partenza, l’azione equivale ad affidare nuovamente persone disperate nelle mani delle organizzazioni criminali che ne hanno gestito la partenza oppure a favorire la loro detenzione in centri che sono veri e propri lager, in paesi dove i diritti civili sono meno garantiti che da noi.

I respingimenti in mare vanno aboliti. Il Mediterraneo non è il Rio Grande, ed è ben più ampio e pericoloso, come sa chi va per mare. Se si intende mantenerli va garantita la sicurezza delle persone e la soluzione potrebbe stare nello stazionamento di grandi navi ospedale nelle acque internazionali, dove si possa procedere alla identificazione, cura ed eventuale rimpatrio dei migranti, una volta accertata la loro non appartenenza alla categoria di coloro che godono del diritto di asilo. Soluzione certamente costosa, ma umanitaria e di cui davvero dovrebbe farsi carico l’Europa e forse anche l’ONU.

In alternativa, vanno aboliti e vanno invece potenziati e qualificati i centri di accoglienza, ponendoli sotto il controllo (ed a carico) della UE, riducendo i tempi di identificazione e di rilascio o rimpatrio dei migranti che oggi possono anche permanere per settimane o mesi nei centri in condizioni di vita di cui siamo tutti consapevoli.

Gli accordi bilaterali dovrebbero essere non tra l’Italia e la Libia, ma tra l’Unione Europea ed i paesi rivieraschi del Mediterraneo e sottoposti a sorveglianza da parte della agenzia UNHCR, per garantire il rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza in quei paesi.

Sarebbe infine davvero liberale magari abolire completamente i dazi che penalizzano l’export di prodotti agricoli e materie prime di quei paesi africani che generano i maggiori fenomeni migratori.

In tutt’altra direzione sembra invece andare l’operazione Mare Nostrum varata recentemente dal Governo Letta e che costerà 1,5 milioni di euro (cifra che è prevista essere in aumento). Secondo le prime notizie, questa operazione vedrà il dispiego di droni, quattro navi della Marina Militare, oltre a una nave anfibia con capacità di esercitare il comando e controllo con elicotteri a lungo raggio, capacità ospedaliera, e spazi ampi di ricovero per i naufraghi.

L’operazione, definita umanitaria, sebbene l’impiego di droni abbia poco di umanitario – almeno a nostro avviso – avrebbe come scopo quello di rendere più sicuro il Mar Mediterraneo e le coste europee.

Ancora una volta una soluzione miope che guarda all’immigrazione non anche come un valore, ma esclusivamente come un pericolo.

Una soluzione tampone che ci auspichiamo riesca a ridurre il numero di morti dovuti ai viaggi della speranza di migliaia di persone disperate ma che difficilmente riuscirà a risolvere il problema, che ha invece caratteristiche ben più complesse e deve essere affrontato in un’ottica di lungo periodo.

Queste sono le nostre brevi riflessioni su un tema complesso come quello della immigrazione e che crediamo rappresentare la vera cartina tornasole dei valori liberali di cui dovremmo farci alfieri.

Marco Saltalamacchia e Simona Benedettini

membri Direzione Nazionale Fare per fermare il Declino

Bibliografia

· L’immigrato va i contributi restano. Pietro Vertova e Matteo Cisarri 15.12.2011 http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina1002736.html

· Legge Bossi-Fini http://www.parlamento.it/parlam/leggi/02189l.htm

· Sintesi Wiki : http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Bossi-Fini

· http://europa.eu/rapid/press-release_STAT-13-54_en.htm

· http://www.asca.it/news-Immigrati__superstiti_Lampedusa_indagati__dopo_il_lutto_le_polemiche-1321722-POL.html

· http://edition.cnn.com/2012/11/09/politics/latino-vote-key-election/index.html

· http://www.agricoltura24.com/tagliati-i-dazi-sui-prodotti-esportati-nella-ue/0,1254,54_ART_3752,00.html

· Istat. Immigrati e nuovi cittadini. http://stra-dati.istat.it/

· Istat, 2011. Il futuro demografico del Paese. http://www.istat.it/it/files/2011/12/futuro-demografico.pdf

· Ministero della Salute. Rapporto Annuale sull’Attività di Ricovero Ospedaliero (2011).

· Progetto Promozione della salute della popolazione immigrata in Italia. http://www.cestim.it/argomenti/21salute/21salute_2008_spesa_sanitaria_pe_gli_immigrati_monitor21_p100_108_agenas.pdf

· Istat, 2012. Rapporto annuale. http://www.istat.it/it/files/2012/05/Rapporto-annuale-2012.pdf

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4 responses

16 12 2013
Fabio Ronchi

Cari Simona e Marco,

Alcune domande e considerazioni:

1) Se io cercassi di entrare a forza nelle vostre case, che cosa direste?

2) Se poi ci riuscissi, mettesi i piedi sul tavolo, sputacchiassi a destra e manca, non rispettando i vostri usi e costumi, quale sarebbe la vostra reazione?

3) Se questi immigrati cercano lavoro, benissimo, mettiamo in piedi un servizio presso le nostre ambasciate e consolati che aiutino a mettere insieme domanda ed offerta. Mi sembra una cosa più civile che cercare di entrare a forza in un Paese su dei barconi con tutto ciò che ne consegue.
Lo stesso vale per i rifugiati politici.
La scrematura non va fatta in Italia, ma da nostre ambasciate e consolati nella Nazione d’origine, se possibile, altrimenti da quelle delle Nazioni limitrofe.
L’immigrazione illegale, clandestina, fonte di problemi di vario genere, va combattuta semplicemente rispedendo indietro hinc et nunc chi la compie.
Vedere Malta che li rifila a noi.
A casa mia decido io chi entra, o no?
Negli altri Paesi mi pare sia così.

4) Alcuni dati citati sono vecchiotti, max. 2005, non ne esistono di più recenti. Sui giornali recentemente si legge che stanno tornando malattie scomparse e pericolose portate da immigranti. Sono bufale oppure è il caso di attivare misure sanitarie ad hoc di prevenzione?

5) Quello che forse ci si dimentica, è che in questo gli U.S.A. sono diversi da noi. Loro sono una nazione di immigrati, molto più di noi, quindi è logico che abbiano un atteggiamento diverso verso questo fenomeno.
Poi vi dimenticate di citare un dato che spiega la loro disponibilità: la densità di abitanti per chilometro quadrato.
Sono pronto a scommettere che sia inferiore alla nostra. Se poi si tenesse conto della nostra conformazione orografica, questo divario si ampierebbe.

6) Piuttosto, perché non occuparsi degli Italiani adottando politiche che favoriscano la natalità come, mi risulta, sia stato fatto in Francia?
Le donne Italiane hanno difficoltà a dividersi tra carriera lavorativa e famiglia per mentalità, carenza di strutture, mancanza di strumenti.
Tutto ciò potrebbe rientrare tra le proposte politiche di FARE o di come si chiamerà da qui a poco.

A presto.
Ciao Fabio

16 12 2013
Fabio Ronchi

7) Dimenticavo! Con la situazione economica che abbiamo, sta succedendo che:

A) Gli Italiani stanno tornando a fare lavori che avevano abbandonato a favore degli immigrati.

B) Siamo messi così bene che ci sono immigrati che stanno abbandonando l’Italia.

C) Conseguentemente occupiamoci prima degli Italiani, che ce n’é di lavoro da fare!

Al di lá dell’aspetto emotivo, generato da episodi come quello di Lampedusa, visto i punti A) e B) qui sopra, non mi sembra che l’immigrazione sia un punto prioritario.
Lo é per la nostra sinistra che ha agito da sempre contro l’Italia e gli Italiani, che usa strumentalmente queste cose per distrarre da problemi seri e per l’inconfessato obiettivo, visto che sono strutturalmente minoranza nel Paese, di ampliare la loro base di elettori con gli immigrati.
Perciò questa sinistra va contrastata e combattuta.

16 12 2013
Fabio Ronchi

Mi sono dimenticato un altro pezzo!!

9) l’Italia si faccia promotrice della creazione di qualche cosa che assomigli a vecchio M.E.C. con tutti i Paesi rivieraschi del Mediterraneo.
Avremmo, a mio avviso, questi vantaggi:

A) Sopratutto Italia, ma anche Spagna, Grecia ed in misura minore, Francia, diverrebbero cinghie di trasmissione tra U.E. e questa nuova organizzazione, con, credo, immaginabili vantaggi economici.

B) Si ricreerebbe il mare nostrum, favorendo, a mio parere, il nostro Sud, che avrebbe finalmente uno sbocco naturale per gli scambi commerciali, con un possibile, finalmente, riscatto economico.

C) Si favorirebbe un aumento di ricchezza dei Paesi a sud dell’Italia, cosa che dovrebbe diminuire la loro emigrazione e magari di essere in grado di assorbire a loro volta parte dell’immigrazione dai Paesi posti più a Sud di loro.

D) Faccio la considerazione che per nessuno è bello lasciare la propria città, gli affetti, gli amici per andare a lavorare altrove. Quindi, favorire la ricchezza in quei Paesi sarebbe un atto umanitario.

E) l’Africa, prima o poi, economicamente diverrà la prossima Asia e noi siamo in ottima posizione per usufruirne! Agevoliamola!

10) l’Italia dovrebbe favorire le aziende che andassero ad impiantare fabbriche di prodotti a basso valore aggiunto ed alta intensità di lavoro, adottando nel contempo politiche che stimolino lo stabilirsi qui da noi di fabbriche per produzioni ad alto valore aggiunto e bassa intensità lavorativa.
Gli Stati Uniti, se non sbaglio, sono una economia di successo perché hanno settori così e perché spingono molto su innovazione e alta tecnologia.
Secondo me, l’Italia dovrebbe progressivamente spostarsi da produzioni High-Touch a quelle High-Tech. I cervelli non mancano.

Alla luce di queste proposte, mi sembra che il vero atteggiamento miope sia quello della nostra sinistra che sostiene “prendetevi gli immigrati! Zitti e mosca!”
Spero che FARE non sia così miope, ma che sia capace di immaginare un futuro diverso e più prospero per tutti!

5 09 2015
Die Kinder der Anderen (I Figli degli Altri) | Marco's Blog

[…] Chi mi conosce sa bene la mia posizione sull’immigrazione. Da “liberal” e profondo ammiratore del modello multietnico americano, sono da sempre favorevole ad essa  (qui). […]

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