No Nemesis alias le colpe dei padri non ricadano sui figli

18 11 2014

Ho sempre trovato un grande vantaggio intellettuale nel semplificare le cose alla loro essenza, cercando di evitare di complicarmi la vita attraverso la perfetta interpretazione della realtà in tutte le sue sfaccettature.

Tout comprendre c’est tout pardonner” diceva un mio vecchio  capo e devo dire che ho fatto di questa frase un mio motto. Non bisogna mai cercare di comprendere tutto, perché il rischio è davvero di perdersi nei dettagli e, soprattutto, di perdere di vista la “bigger picture”, il quadro più generale e con esso il senso stesso delle cose.

Ciò premesso, vi propongo una iper-semplificazione del caso Italia. Pensiamo all’Italia come una grande Parmalat, che pur essendo un grande produttore mondiale di ottimi prodotti lattiero-caseari, sia stata squassata da amministratori disonesti e portata al default attraverso finanza creativa e veri e propri falsi in bilancio.

Immaginiamo a questo punto di essere il Bondi della situazione che riceve carta bianca per risanare l’azienda.  Abbiamo un bel 2.300 mld di euro di debiti da attaccare.  Che facciamo?

I più avvezzi a vicende legal-finanziarie hanno probabilmente già intravisto la fine di questa storia, ma proviamo comunque ad immaginare i passi successivi per risanare la nostra azienda.

  1. Commissariamento della società
  2. Dichiarazione di Default
  3. Azioni di responsabilità verso amministratori precedenti
  4. Azioni di revocatoria verso i creditori
  5. Cessioni attività non strategiche
  6. Ristrutturazione dei costi con eliminazione delle attività non generatrici di valore
  7. Riduzione dei costi operativi con rinegoziazione contratti di lavoro
  8. Raccolta nuova finanza a medio-lungo termine

Step #1 – Commissariamento

L’Italia va commissariata.  Che sia il dictator di romana memoria o che sia la Troika di Bruxelles (preferisco la seconda, in quando non mi fido di chi nominerebbe il primo) poco importa. Si sospendono un po’ di garanzie costituzionali e via così, stiamo nella cacca, prima lo comprendiamo meglio è.  Non  accettare questa cosa e lasciare decidere al “popolo bove” ci porterà dritti dritti al populismo sudamericano con tutto quello che ne consegue. Rischiamo di diventare un’Argentina di più grandi dimensioni  (non geografiche evidentemente ma economiche) senza nemmeno avere le pecore, il petrolio e le vacche.

Step #2 – Dichiarazione di Default

Non possiamo più onorare il nostro debito, pena il massacro delle generazioni future. Capisco che i debiti vanno pagati ma non capisco perché, a parità di PIL pro capite (più o meno),  un neonato tedesco abbia maggior diritto a un miglior welfare di un neonato italiano. Quindi, cari creditori sapete che c’è? Vi attaccate, si rinegozia il debito unilateralmente e proporzionalmente  alla capacità dell’Italia di restituirlo (e non c’è bisogno di uscire dall’euro per farlo, Grecia docet). Siamo comunque gente seria e proponiamo di restituire il 95% del capitale (in vent’anni). Risparmio previsto:  115 miliardi.

Step #3 : Azione di Responsabilità verso ex amministratori

Non abbiamo bisogno del commissario Montalbano per identificare i colpevoli dello sfascio italiano. I nomi ce li abbiamo tutti sotto gli occhi, sia a livello locale che a livello nazionale. Come si faceva ai bei tempi, una bella azione di confisca beni a tutti i politici che abbiano avuto responsabilità sia dirette che indirette negli ultimi vent’anni (anche se mi piacerebbe andare più indietro, anche a cinquant’anni, per la verità, tanto il dictator può…). Risparmio previsto:  50 miliardi di euro.

Step #4 : Azione di Revocatoria verso creditori

Di gente che si è messa in tasca soldi dello Stato impropriamente ce n’è un bel po’. Partendo dalle banche  e finendo con un po’ di aziende (ma ci starebbero anche i  pensionati d’oro, una buona parte degli statali,  e così via).  Si azzerano i loro crediti o meglio si riportano a casa un po’ di soldi  (confischiamo anche loro, tanto il dictator può..) . Risparmio previsto : 50 miliardi di euro.

Step #5: Cessioni attività non strategiche

Qui c’è davvero da divertirsi.  Partiamo da un principio semplice semplice, cosa è strategico? A parte la difesa, l’ordine pubblico, l’istruzione  e la sanità universale (in parte e ci sarebbero anche qui molti distinguo)  direi che tutto il resto non lo è. Quindi via tutte le partecipazioni pubbliche piccole e grandi (non solo ENI, ENEL, ma anche le mille partecipazioni comunali, provinciali e regionali) . Le sole partecipazione statali valgono 45 mld di euro cui potremmo aggiungere, così a buon peso almeno un’altra decina di miliardi di tutte le locali. Risparmio previsto : 55 mld di euro.

Step  #6: Cessione o chiusura attività non generatrici di valore.

La spesa pubblica italiana vale oltre 800 miliardi di lire di cui circa una cinquantina in conto capitale ed il resto è spesa corrente. I dipendenti della Pubblica amministrazione sono circa 3 milioni. Basta entrare in un qualunque ufficio pubblico per rendersi conto che almeno il 10% del personale è ridondante e non fa nulla di realmente produttivo.  A casa! (Si a casa tutti e trecentomila). Oltre a questo andiamo anche ad attaccrae la spesa improduttiva . Risparmio previsto (al netto del preavviso di licenziamento) : 10 miliardi di euro sulla parte lavoro ed un altro misero 5% sulla spesa generale, pari a 40 miliardi. Totale, 50 (lo so 50 è un numero ripetitivo ed anche un po’ di fantasia , ma così è più semplice fare i conti alla fine).

Step  #7: Riduzione  dei costi operativi

Agli altri 2.700.000 che restano non vogliamo chiedergli un piccolo sforzo, diciamo del 10% in meno  in cambio del fatto che sono dei privilegiati e non assaporeranno mai la polvere del marciapiede? Altri 10 miliardi risparmiati.

Step  #8: Nuova finanza

Come per ogni azienda in crisi che si rispetti (ma vale anche per le famiglie) si consolida e rinegozia il debito su un periodo più lungo. Oggi spendiamo circa 100 miliardi l’anno di interessi sul debito pubblico che ha una durata media di circa 77 mesi (6 anni e mezzo). Gli step precedenti valgono, a buon peso circa 370 miliardi di euro, che ci permettono di abbattere il debito (o sotto i 2000 miliardi. Rinegoziamo tutto il debito che resta dopo a 10 anni e portiamo gli interessi a quanto? Indovinate un po’? A 50 miliardi!

Alla fine di questo esercizio cosa otteniamo? Ecco qui:

Cattura

Conclusione

380 miliardi di minor debito ma quello che maggiormente conta è che le azioni 4, 5,6 e 7 impattano anche sulla spesa corrente e su quella per interessi e quindi liberano almeno 200 miliardi di risorse da spendere per innanzitutto per la riduzione dell’imposizione fiscale e poi per  sviluppo, infrastrutture,  ricerca ed università.

Dopodiché, come si raccontava in una famosa barzelletta a sfondo calcistico, spengo la Playstation e vado a dormire…

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19 11 2014
Marco Saltalamacchia

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