Die Kinder der Anderen (I Figli degli Altri)

5 09 2015

Die Kinder der Anderen (I Figli degli Altri).

Come tutti, anch’io sono rimasto profondamente colpito da questa terribile immagine ed ho ugualmente esitato a condividerla, forse per pudore, più probabilmente come una forma di rispetto verso la morte di un bimbo completamente innocente.

Tuttavia, a qualche giorno dall’esplosione mediatica che in tutto il mondo ha accompagnato questa triste storia, ho deciso di pubblicarla perché, a questo punto, non è più la semplice rappresentazione di una singola tragedia ma un simbolo. Meglio, nella sua crudezza, è un potente messaggio all’occidente ed alla sua sorda incapacità di reagire. 

Chi mi conosce sa bene la mia posizione sull’immigrazione. Da “liberal” e profondo ammiratore del modello multietnico americano, sono da sempre favorevole ad essa  (qui).

Ma qui il problema migratorio non c’entra nulla. 

E nemmeno l’imperativo categorico morale che ci impone di dare la massima assistenza ed accoglienza ai profughi che provengono da zone belliche. 

Qui, secondo me, il tema è altrove e riguarda noi Europei ancora più da vicino ed in modo non dissimile da quanto avvenne durante il conflitto balcanico dei primi anni Novanta. 

Se (per ben due volte) nel corso del secolo scorso gli Americani non avessero ritenuto necessario intervenire a soccorso dell’Europa (Moralmente? Strategicamente? Militarmente? Politicamente? Non è rilevante) la storia europea che avremmo studiato sui banchi di scuola sarebbe stata assai differente e probabilmente meno libera. 

Ma esattamente come avvenne nel conflitto balcanico, che pure avveniva letteralmente alle porte di casa, noi Europei ci siamo chiusi nei nostri ciechi egoismi nazionali, lasciando perpetrare crimini orrendi che ci riportarono sotto gli occhi azioni che speravamo dimenticate in qualche ex-campo di sterminio in Polonia o in Germania.

Ancora una volta, furono gli Americani a risvegliarci dal torpore in cui 50 anni di benessere ci avevano indotto ed a spingerci ad intervenire. 

Quel bimbo proveniva da Kobane, e qui vorrei ricordare che Kobane è quella città siriana a due passi dal confine turco, di popolazione curda, di cui abbiamo assistito alla lenta agonia alcuni mesi fa in televisione. 

Mentre la popolazione (curdo-siriana) cercava di resistere strenuamente all’assedio di IS le truppe turche impedivano ai Peshmerga curdi di intervenire in difesa. 

L’inazione dell’occidente e soprattutto dell’Europa, nell’intervento in Siria ha permesso la creazione dello Stato di IS ed il costituirsi di una situazione di grave instabilità politica di cui i profughi, oggi, non ne sono che una naturale quanto inevitabile conseguenza.

Nella visione politica dell’uomo medio italiano, fortemente regredita negli ultimi anni, grazie alla pari regressione umana e culturale delle nostre élites (non solo politiche) il problema sta in termini semplici: “salvinianamente” (perfetto prodotto della regressione di cui parlo sopra) parlando “Sono cazzi loro, noi ci facciamo i nostri”. 

Ma non funziona così. 

Se oggi l’Europa è quell’isola di libertà, diritti umani, benessere che tutto il mondo ci invidia, non è solo grazie agli Europei, ma grazie anche a qualcuno che 70 anni fa decise di intervenire a difesa di quei principi di libertà, pagandone un costo enorme umanamente e finanziariamente.

La globalizzazione, poi ci ha offerto la possibilità di crescere economicamente, utilizzando quelle libertà economiche che, per esempio, agli europei cui disgraziatamente è stato dato in sorte di essere al di là della cortina di ferro sono state negate, con le conseguenze che ben conosciamo (Ungheria docet).

Oggi, come Europei, come élites, la Storia ci impone di scegliere tra l’assunzione delle nostre responsabilità politiche (e militari) nello scenario mediorientale, cercando di portare stabilità in quell’area disgraziata oppure nell’accettare una posizione passiva limitandoci ad aprire le porte di casa ed accogliendo chi da quel mondo non può che fuggire.

Ognuna di queste scelte ha un costo, ma il punto qui è che “tertium non datur”, non abbiamo una terza scelta.

Soprattutto se vogliamo continuare a pensare noi stessi come Uomini.
  

#stopisis

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: