Nihil sub Sole Novum

21 02 2017

In questi giorni assistiamo all’ennesimo scontro fra la Corporazione dei #tassinari ed il Governo. I media però non fanno adeguata chiarezza sulle ragioni della tenzone.

In verità #UBER c’entra poco (ma fa tanto mediatico, il grande e cattivo plutocrate che sfrutta i poveri piccoli artigiani della mobilità). Infatti, lo scontro è sulla richiesta di ritiro un piccolo emendamento, proposto dall’on.le Linda Lanzillotta e parte dell’attuale decreto “Milleproroghe” e che fa giustizia di un precedente emendamento del 2010.

Nel 2010 (ancora #Uber non c’era…) e reggente il Governo Berlusconi IV, si era, infatti, introdotto un altro emendamento, targato Alemanno e Gasparri, che limitava ancor di più le possibilità di lavoro per i Noleggiatori con conducente (NCC), che si badi bene sono sottoposti allo stesso regime di licenze e di controlli dei tassisti, imponendogli per ogni corsa la partenza ed il rientro dal garage delle proprie rispettive sedi. (Chi ne avesse curiosità veda qui).

Che si tratti, quindi, di una pura difesa corporativa, nella assoluta difesa miope ed anacronistica delle proprie licenze, il cui valore, a differenza della bolla immobiliare, non accenna a diminuire, è fatto noto e da tempo.

D’altra parte, in un contesto dove la mobilità individuale verso le zone metropolitane è sempre maggiormente soggetta a restrizioni di varia natura (e tassata), i #Tassinari si trovano nella posizione ideale dei “gatekeepers” e stanno lì a battere dazio.

Che la loro posizione sia crassamente ignorante e partigiana ci può anche stare, in fondo non sarebbe logico chiedere a loro stessi di autolimitare i propri interessi.

Il problema sta, invece, altrove e come al solito dal lato della politica e delle “authority” preposte da questa a regolare il settore.

Ma veniamo al punto. Proprio nel 2010, vista la consueta furia che caratterizzava anche in quel momento il dibattito sul tema, mi fu richiesto da un politico (di area governativa), di aiutarlo a trovare una soluzione al problema che permettesse di salvare la classica capra con il cavolo, ovvero gli interessi dei tassisti e quelli dei cittadini (chi fosse la capra o il cavolo lo lascio decidere a voi).

Insomma una soluzione che potesse non essere “dirompente” per gli interessi della categoria, minimizzando, o meglio ancora annullando, il potenziale danno patrimoniale (ce ne fosse mai uno che nel bilancio pensasse al potenziale beneficio per la cittadinanza!).

La soluzione che proposi (pro bono, ovviamente) fu relativamente semplice.

Offrire a ciascun tassista una seconda licenza gratuitamente, ma con l’obbligo, entro dodici mesi, di “metterla a lavorare” (assumendo un dipendente) o cederla.

Il vantaggio di questa ipotesi era la generazione di circa 24.000 posti di lavoro (cosa che rese l’ipotesi molto allettante agli occhi del politico) ed il raddoppio dei taxi circolanti in Italia, ponendoci, si badi bene, non in testa alle classifiche, ma almeno a metà, assieme a francesi ed un po’ meglio dei tedeschi (fonte Banca d’Italia : qui).

Sul piano economico poi il bilancio era secondo me accettabile. Infatti, anche ammettendo che il raddoppio delle licenze circolanti ne determinasse il dimezzamento del valore, si sarebbe trattato di una “liquidazione anticipata” del 50% del valore originariamente pagato. Valore che, normalmente, un tassista percepisce solo al momento della cessazione dell’attività.

Quindi uno “smobilizzo” di “asset patrimoniali” che diversamente resterebbero bloccati per anni. Una vera e propria crescita della produttività del capitale (tanto cara agli economisti ed a tutti coloro che hanno a cuore la crescita della competitività del nostro Bel Paese).

Certo, il raddoppio dei taxi in circolazione avrebbe probabilmente generato un calo delle tariffe (che sono amministrate, si badi bene), ma questo sarebbe stato compensato o dagli introiti generati dalla seconda licenza o dalla cessione della stessa (tra l’altro fornii anche una piccola simulazione economica che confermava le ipotesi).

Infine, essendo comunque scettico sulla possibilità che venisse comunque accettata, proposi anche una mini soluzione alternativa, ovvero la liberalizzazione dei turni.

Infatti, i #tassinari, per dividersi una torta che è sempre più piccola, hanno anche creato 3 turni (che possono essere liberalizzati dai sindaci solo in occasioni particolari, come fiere o grandi eventi). La liberalizzazione dei turni non comporterebbe l’aumento delle licenze ma almeno l’aumento dei taxi in circolazione specie durante i picchi di domanda ed anche in questo caso, un miglioramento della produttività del capitale impiegato.

Al passaggio annoto che la risposta tipica dei tassisti a questa idea (nelle rare volte che prendo il taxi, mi diverto, sadicamente a provocarli sul tema) è che tutti proverebbero a lavorare, scannandosi, durante i picchi e che di notte non ci sarebbe nessuno. Purtroppo la legge della domanda e dell’offerta è loro sconosciuta…

Sapete come è finita? Qualche mese dopo il politico mi disse che aveva provato qualche esplorazione con i sindacati dei tassisti ma che le proposte non erano piaciute.

Lei comprenderà” mi disse “avere i tassisti contro, con tutte le persone che trasportano ogni giorno, è come avere una rete televisiva che ti fa quotidianamente cattiva propaganda, ed oggi in Italia, non ce lo possiamo permettere“.

E’ un mondo difficile…

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