Riflessioni sparse (ma non troppo) per uno scenario di sviluppo economico per le Isole Eolie.

20 05 2017

 

1. Preambolo

Mi è stato cortesemente richiesto, dall’amico Nuccio Russo, candidato sindaco a Lipari, di condividere una riflessione una riflessione su uno dei possibili scenari di sviluppo per le Isole Eolie.

Non è la prima volta che mi trovo a scrivere di sviluppo per le Isole Eolie, e qualcosa mi dice che non sarà nemmeno l’ultima.

Contribuisco volentieri alla riflessione, perché ritengo che queste terre meravigliose, non abbiano ancora trovato il proprio “percorso virtuoso” di crescita in una prospettiva, che sappia coniugare, modernamente, sviluppo, impresa, occupazione, cultura ed ambiente.

Chiunque si trovi ad assumere la responsabilità di dare alle Isole Eolie un futuro, ritengo abbia il dovere di condividere una visione e trasformare questa visione in un progetto comune, da realizzarsi attraverso il contributo di ognuno.

È un percorso lungo, e che necessariamente supererà l’orizzonte di una sindacatura e quindi, a maggior ragione, è necessario che venga sviluppato attraverso un percorso di coinvolgimento e contribuzione delle forze imprenditoriali e sociali del territorio.

Questa riflessione, prenderà quindi le mosse dalla “visione” (“onirica” a dire il vero) che a mo’ di provocazione avevo sviluppato nel 2009, ma che, credo, mantenga tutta una sua attualità.

I prossimi due paragrafi quindi, ripropongono quelle riflessioni di 8 anni fa, chi ne avesse memoria, può invece iniziare la lettura dal quarto paragrafo.

2. “I have a dream” alias “Sogno di una notte di fine Estate (2009)”

Atterravo puntualmente all’aeroporto di Reggio Calabria. Dopo una breve attesa di dieci minuti, mi venivano consegnato i bagagli che recuperavo solo per affidarli immediatamente al servizio navetta che, in coincidenza attendeva al molo dello stesso aeroporto e mi conduceva a Lipari direttamente in meno di un’ora.

Una volta giunto a Lipari, nella nuova area “Arrivi” del porto mi venivano riconsegnati i bagagli ed una gentilissima Hostess poliglotta del servizio di Informazioni, mi dava le indicazioni per raggiungere rapidamente la zona autonoleggi, dove avrei potuto affittare ad un prezzo competitivo un’auto o una moto elettrica, assolutamente necessaria, dato il divieto totale di sbarco per mezzi privati a combustione interna.

Guidando, silenziosamente, verso Acquacalda, non potevo fare a meno di ammirare il recupero dell’antica zona industriale di Porticello, adesso trasformata in un’area verde dove si mimetizzavano nel pieno rispetto dell’ambiente alberghi, strutture sportive, servizi congressuali ed un grande porto commerciale che ospitava in totale sicurezza oltre tremila imbarcazioni di ogni stazza ed il cui cantiere di carenaggio forniva i necessari servizi di manutenzione.

Giunto ad Acquacalda, il piccolo “Borgo minerario” aveva finalmente vinto definitivamente la sua battaglia contro i nemici di terra (la vecchia cava pericolante) adesso trasformata in un moderno centro di formazione alberghiera e di mare, grazie alla barriera sommersa che aveva anche permesso la creazione di una grande spiaggia di cui beneficiavano turisti e locali.

Una volta arrivato a casa, constatavo con soddisfazione il buon lavoro svolto dalla cooperativa giovanile cui avevo affidato la manutenzione della mia abitazione e del giardino e potevo solo preoccuparmi di cominciare ad assaporare la mia vacanza.

Pianificare la vacanza era quasi diventato necessario, data la grande e ricca offerta di intrattenimento. Si andava dalle diverse serate culturali, animate da una bella stagione teatrale, cinematografica all’aperto, o di intrattenimento musicale e concertistico, a quelle sportive. Senza dimenticare la possibilità di visitare il Museo fino a mezzanotte nelle speciali serate dedicate alla scoperta della storia di Lipari, grazie anche ad un interessante ciclo di conferenze.

Le scuole di vela ed i centri diving permettevano di scoprire i lati più nascosti della natura che grazie all’istituzione di una grande riserva marina era ritornata generosa e feconda come nel (lontanissimo) passato.

Per chi, invece, sentisse il bisogno di terraferma, l’offerta di “trekking” attraverso la riscoperta degli antichi sentieri, adesso perfettamente mantenuti e segnalati, ed il recupero degli antichi borghi era una valida alternativa.

Grazie a questi sapienti investimenti, la grave disoccupazione giovanile che affliggeva le isole era oramai un ricordo. I ragazzi, soprattutto tramite un’offerta formativa mirata, che li preparava professionalmente e culturalmente a divenire attori dello sviluppo del loro territorio, trovavano adeguate offerte lavorative, nel pieno rispetto dei loro diritti.

Il lavoro nero, lo sfruttamento minorile, il mancato rispetto degli orari sindacali, gli straordinari non pagati, le pessime condizioni di lavoro igienico/sanitarie erano davvero un brutto ricordo del passato.

Chi invece desiderava misurare le proprie capacità imprenditoriali, poteva accedere ad uno dei tanti finanziamenti agevolati offerti dai diversi progetti ideati in collaborazione tra Comune, istituti di credito e organizzazioni professionali, per sostenere lo sviluppo economico delle isole.

Era davvero tutto bellissimo e la gente, turisti o locali sembravano completamente avvinti da questa bellezza ed erano pacifici, sereni, semplicemente felici…

Poi, d’improvviso, un brusco rumore mi scuote e mi risveglia e un burbero marinaio mi dice: “S’arrusbigghiassi picchi havi a scinniri di l’aliscafu ca chistu s’arrumpù! Havi a ‘spittari l’avutru tra un’ura!”

3. Ragionamenti sul futuro di Lipari (2009)

“All men dream: but not equally, those who dream by night in the dusty recesses of their minds wake in the day to find that it was vanity: but the dreamers of the day are dangerous men, for they may act their dream with open eyes, to make it possible. This I did. “ (T. E. Lawrence, Seven Pillars of Wisdom)

Ho annotato con piacere, le reazioni a quella che voleva essere una provocazione intellettuale per generare un dibattito, più che mai necessario, sul futuro delle Eolie. Naturalmente, quel “sogno” pur essendo ben lontano dall’essere un vero e proprio manifesto delle Eolie possibili vuole essere una pietra lanciata nello stagno dell’immobilismo eoliano.

Con altrettanto piacere desidero ritornare sugli stessi temi, tuttavia questa volta non userò l’escamotage del racconto “onirico” ma, a scanso di equivoci, adotterò una forma più prosaica.

Innanzitutto, tengo a sottolineare che ciascuna delle “intuizioni” che il “sogno” menzionava rappresentano delle vere e proprie idee che legittimamente si potrebbero e dovrebbero immaginare realizzate o da realizzare.

Lipari ha bisogno di un sogno. O se preferite di una visione. Per ogni cosa, per ogni comunità esistono sempre due possibili Futuri. Quello che definisco il Futuro passivo, ovvero quello che comunque avverrà, a prescindere da noi o da ciò che desideriamo o sogniamo appunto. Ma esiste anche il Futuro attivo, che è quello che va prima immaginato e poi testardamente realizzato.

Ma per capirci bene, torniamo indietro nel futuro. Si, perché noi adesso siamo il futuro di chi vent’anni fa lo aveva immaginato.

Cosa è Lipari oggi? È realmente difficile dirlo. E la difficoltà della “lettura” dell’essenza di Lipari di oggi risiede completamente nella totale assenza di un progetto.

La totale mancanza di una “visione” e della “strategia” per realizzarla, conduce allo sviluppo di una disordinata offerta turistica, “fai da te”, autogestita, e chiaramente di bassissimo profilo.

A peggiorare il quadro interviene anche la sovraccapacità produttiva derivante dai massicci investimenti in offerta alberghiera degli ultimi anni. Oggi Lipari d’Estate sembra la copia sbiadita di Ibiza o di Rimini, dove in estrema sintesi il modello offerto sia Mare/Sole/Spiaggia (che non ci sono) /Happy Hour (il Suk del Corso) /Discoteca.

In effetti, il bello di questo modello è che non costa molto. Basta avere il giusto numero di mezzi di trasporto (taxi o barche), locali notturni e discoteche. Il brutto è che non rende. Che si indirizza ad un turismo prevalentemente giovane, locale e con scarso potere d’acquisto. Anche perché chi ha soldi e cerca questo modello, lo cercherà altrove (Grecia, Spagna, Croazia).

Certamente non credo che nessuno sia stato così imbecille da immaginare un futuro così. Però e quello che ci troviamo fra le mani. Si parla di “turismo di qualità” ed è giusto. Tuttavia ci si dimentica che il turismo di qualità, cioè quello che ha una maggiore capacità di spesa, ha anche aspettative assai superiori in termini di infrastrutture, ed offerta turistica in generale.

A questo punto sarebbe facile iniziare il “cahier des doléances” nei confronti dell’Amministrazione. Ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, anche perché quello che viviamo è il risultato di decenni di immobilismo.

Preferisco questa volta puntare il dito su tutti noi e su quello che rappresenta il vero male atavico che corrompe il tessuto della comunità Eoliana (ma in fondo anche siciliana) e cioè il profondo, cieco ed egoista individualismo.

Si potrebbe facilmente criticare il livello politico per l’incapacità di programmare, per l’inefficienza finanziaria che causa una strutturale dipendenza da un livello superiore (Provincia, Regione, Stato) per potere risolvere qualunque problema di dimensioni significative, e per il conseguente asservimento della politica locale a logiche che nulla hanno a che vedere con la realtà locale.

Ma la domanda da farsi è perché?

L‘analisi è terribilmente facile, le isole Eolie sono state proiettate in un arco temporale relativamente breve (cinquant’anni) da una situazione di profonda povertà ad una di relativo benessere senza che contemporaneamente ci si dotasse dei necessari strumenti culturali che permettessero anche la necessaria crescita sociale e culturale della comunità.

Così, non è avvenuto quel passaggio necessario da quella mentalità limitata, tipica di una società contadina, estremamente calata nel presente, profondamente diffidente verso il prossimo ed ancora più verso le Istituzioni, a quella di una società moderna basata su formazione, cultura e tecnologia.

In pratica, l’approccio verso la cosa pubblica e più in generale verso la politica è di totale sfiducia.

Purtroppo, questa totale sfiducia si estende al futuro. E la sola pulsione è verso la possibilità individuale di trarre immediato profitto da ogni piccola opportunità sacrificando costantemente il futuro ad un presente gretto e meschino.

La politica ha tratto facilmente vantaggio da questa mentalità, in quanto è assai più facile promettere un piccolo uovo oggi che una grassa gallina domani, cui comunque nessuno crede. Ed ognuno tira costantemente l’acqua al proprio mulino. Ma sappiamo bene come a Lipari l’acqua sia poca (e non faccia nemmeno galleggiare le papere!).

Da dove si deve cominciare? Non da noi “vecchi”, cui resta solo la nostalgia, ma dai giovani. Bisogna cominciare dalla scuola. Lipari deve darsi strutture di formazione adeguate perché si formi quel necessario strato culturale e professionale che successivamente creerà naturalmente le condizioni per uno sviluppo sostenibile. Non è più tollerabile che Lipari manchi delle necessarie strutture di formazione (dove è il linguistico, l’alberghiero, dove i corsi di formazione professionale, dove le collaborazioni con le Università) da cui dipende il futuro dei giovani Liparoti e quindi di Lipari stessa.

“The best way to predict the future is to invent it.” – Alan Kay

4. Diamo i numeri!

Cerchiamo allora di dare un po’ di concretezza alle “visione” e cominciamo con lo stabilire quanti e chi sono i concittadini che sono certamente interessati a ragionare di sviluppo economico.

Cattura 1

La prima buona notizia è che, a differenza di buona parte del territorio nazionale, la popolazione liparese è in costante crescita.

La crescita della popolazione è stata dovuta in larga parte alla crescita immigratoria:

Gli stranieri residenti a Lipari al 1° gennaio 2016 sono 1.120 e rappresentano l’8,8% della popolazione residente, una percentuale leggermente superiore a quella nazionale (Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 sono 5.026.153 e rappresentano l’8,3% della popolazione residente.).

La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 28,1% (il 22% a livello nazionale) di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dal Marocco (15,0%) e dallo Sri Lanka (ex Ceylon) (13,1%).

In generale, come per il resto d’Italia, anche a Lipari la bassa natalità sta generando un invecchiamento della popolazione, la cui età media è attorno ai 44 anni:

In prospettiva, la scarsa natalità porrà dei seri problemi di sostenibilità all’economia eoliana, che dovrà far ulteriore ricorso alla immigrazione per sostenere le diverse attività produttive.

5. Sostenibilità economica

Pur invecchiando, la popolazione è quindi cresciuta e grazie all’immigrazione è diventata anche “multietnica”. Proviamo adesso a ragionare sulla “sostenibilità economica” di questa crescita e qui le notizie cominciano ad essere meno buone.

Su 12.745 abitanti, meno di due su tre (63%) generano un reddito “misurabile”.

Cattura7

I 7.972 contribuenti del Comune di Lipari hanno generato, nel 2015 un reddito imponibile di 14.498€, pari al 72% della media nazionale (fonte ISTAT e MEF).

Proviamo a confrontarci con un Comune siciliano simile per vocazione turistica e dimensione: Taormina.

Cattura8

Con il 14% in meno di abitanti, Taormina ha una più relativamente più grande platea di contribuenti (il 67% rispetto il 63% di Lipari) e genera il 22% in più di reddito medio per contribuente.

Negli ultimi tre anni i redditi delle persone fisiche nel Comune non sono sostanzialmente cresciuti:

Cattura9

Anche se il dato è in linea con il resto del paese non si può fare a meno di osservare che, la crescita delle presenze turistiche, non avrebbe quindi apparentemente portato un beneficio:

Cattura10

Ma chi produce reddito a Lipari? Al netto delle necessarie cautele da utilizzarsi obbligatoriamente quando si maneggiano i dati relativi ai redditi, specie in economie dove il sommerso domina, i maggiori contributori sono i lavoratori dipendenti che generano oltre il 50% del reddito disponibile, seguiti dai pensionati (31%).

Gli imprenditori rappresentano il 15% della platea dei contribuenti ma sembrano avere una vita più dura contribuendo “solo” al 13% del reddito totale, mentre infine dalla locazione delle case genera arriva il 6% dei redditi disponibili, pari ad un introito di 2.138€ all’anno per i 3.018 contribuenti che evidentemente dichiarano regolarmente i relativi ricavi.

Cattura11

L’analisi dei redditi medi mostra ugualmente degli elementi molto interessanti.I 2.366 pensionati sembrano essere gli eoliani che se la passano meglio, con un reddito annuale di 14.941 € è superiore al 3% della media, mentre gli imprenditori se la passano peggio anche dei lavoratori dipendenti, dichiarando un reddito imponibile di 12.743 €, inferiore del 12% della media generale.

In realtà è bene occuparsi di quest’ultima categoria, quella degli imprenditori, perché, al netto delle loro dichiarazioni dei redditi, sono coloro che portano il vero onere di creazione della ricchezza e del lavoro per tutta la popolazione eoliana.

6. Impresa e creazione di valore

Cattura12

Secondo i dati ISTAT (censimento 2011) le imprese attive che operano nel territorio di Lipari sono 1088 ed occupano in media meno di due addetti. Rispetto al precedente censimento, sono cresciute le unità produttive del 11,8% ma, contemporaneamente è calata l’occupazione del 8.1%.

In sostanza si è assistito ad una perdita di occupazione ed una ulteriore miniaturizzazione delle imprese che operano nel territorio.

Complessivamente il settore privato delle imprese assorbe 2.129 addetti ed è costituito, nella stragrande maggioranza da imprese individuali (69%):

Cattura13

Ma quale sono i settori che generano maggiore impiego? I settori legati al turismo ed al suo indotto (commercio e ed edilizia) sono chiaramente in testa:

Cattura14

In particolare, la classificazione delle aziende per dimensione dimostra la dimensione individuale/familiare della struttura economica del territorio:

Cattura16

Infine il settore pubblico rappresenta un importante “datore di lavoro” anche se non fa eccezione alla regola di riduzione dei livelli occupazionali.

Cattura15

7. Formazione scolastica

Nonostante la chiara vocazione turistica del territorio e la relativa importanza economica derivante, l’offerta formativa locale ha considerato solo recentemente l’introduzione di percorsi specifici in ambito agrario, alberghiero e nautico (http://www.isaconti.it/offerta-formativa ) che alla data attuale non risultano ancora attivati.

Il percorso detto “turistico” (attivato solo nel 2013) è caratterizzato da un taglio più di natura economico/legale che non mirato alla preparazione di personale destinato ad operare in aziende di tipo turistico (agenzie viaggio, tour operator, alberghi, marketing e promozione territoriale, organizzazione) .

In ogni caso, è molto positivo che, dopo decenni di focalizzazione su settori a bassissima potenzialità di assorbimento lavorativo (geometri e ragionieri rappresentano il 3,6% degli sbocchi occupazionali nel territorio eoliano) si cominci a considerare una migliore interazione tra la naturale vocazione del territorio e l’offerta formativa.
Il percorso detto “turistico” (attivato solo nel 2013) è caratterizzato da un taglio più di natura economico/legale che non mirato alla preparazione di personale destinato ad operare in aziende di tipo turistico (agenzie viaggio, tour operator, alberghi, marketing e promozione territoriale, organizzazione) .

8.    Prime constatazioni: la necessità di competitività

Se quindi dovessimo tirare alcune prime conclusioni da questa breve analisi, dovremmo concludere che i numeri ci confermano quello che il buon senso già ci diceva, ovvero che la fonte primaria di crescita e di ricchezza per le Isole Eolie è costituita dal turismo, ma che paradossalmente la stessa crescita del turismo registrata negli ultimi anni nelle Eolie non stia comportando una conseguente crescita del benessere e dei livelli occupazionali. Questa constatazione ci conduce a considerare che la natura di questa crescita sia legata ad un turismo con “basso potere di spesa”.

Non appare più procrastinabile lo sviluppo di un’adeguata riflessione che determini le concretamente i piani e le relative azioni che un’amministrazione dovrà incentivare per generare un percorso di sviluppo virtuoso.

Inoltre, la riduzione della platea dei contribuenti, unita alla riduzione dei livelli occupazionali ed alla staticità dei redditi generati sono chiari sintomi di una situazione di deterioramento del tessuto produttivo.

Non è ragionevolmente da porre in discussione la naturale vocazione turistica del territorio, tuttavia, in un mondo in cui l’offerta turistica è uno tra i beni di consumo più “globali” in assoluto, è bene riflettere sulla segmentazione del mercato turistico e sulle necessarie scelte di specializzazione che si intendono sviluppare per migliorare la competitività dell’offerta turistica delle Isole Eolie.

Abbandonando ogni velleità campanilistica sarà bene, con umiltà, analizzare i modelli di riferimento e cercare di comprendere le necessarie azioni per rendersi competitivo sullo scenario almeno europeo (ma molto più probabilmente mondiale).

Infine, è necessario sottolineare che è finito il tempo dell’economia sovvenzionata da uno Stato che oramai manca delle risorse per garantire il normale “welfare” ai propri cittadini, e che quindi lo stimolo alla crescita potrà provenire esclusivamente dall’iniziativa privata, opportunamente regolata per garantire il necessario rispetto dell’ambiente (che è, nel caso delle Eolie, anche patrimonio privilegiato e strumento prioritario per lo sviluppo) ma che non potrà evitare di incentivare la ricerca di investitori internazionali interessati a collaborare con il territorio per la sua crescita e valorizzazione.

9. Un esempio virtuoso (e complesso). Il caso Verdura Golf & Spa Resort

Rocco Forte Hotels è il più grande operatore di hotel ultra-lusso in Europa con 12 proprietà a 5 stelle. Tutti gli hotel sono membri di The Leading Hotels of the World.

La società con sede a Londra è di proprietà di Sir Rocco Forte, figlio del defunto magnate degli hotel Charles Forte. Agli inizi degli anni 2000 la società decide di investire in Sicilia per la realizzazione di quello che è oggi conosciuto come il “Verdura Golf & Spa Resort

I seguenti documenti sono tratti da una presentazione fatta dal gruppo al Dipartimento Per Lo Sviluppo e per la Coesione Economica del MiSE. (http://www.dps.tesoro.it/documentazione/convegni/15_12_2005/Occhiolini.pdf)

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  • I RISULTATI

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Un progetto la cui genesi è stata di oltre sette anni, svariati problemi, anche di ordine giudiziario (tutti risolti positivamente per le parti in causa) e la cui realizzazione è attribuibile solo alla volontà ferrea di un gruppo leader nel mondo dell’offerta turistica di lusso e che conosce bene il territorio italiano.

Il recupero del sito industriale / minerario di Porticello (ex-Pumex) si candida naturalmente ad una simile soluzione.

È evidente quale sarebbe l’impatto economico positivo di progetti analoghi su un territorio come le Eolie, anche se sono altrettanto evidenti le difficoltà realizzative di opere simili.

10. Quale “posizionamento” per l’offerta turistica delle Isole Eolie

Come ben sa chiunque si occupi di turismo, la sostanziale distinzione tra i livelli di qualità dell’offerta è riconducibile al rapporto tra personale ed ospiti. Maggiore la qualità offerta, maggiore dovrà essere la quantità (e qualità) del personale destinato ad assistere la clientela nelle varie aree destinate ai diversi servizi (alberghieri, ristorazione, intrattenimento, sportivi…).

Oltre a ciò, l’offerta turistica è caratterizzata da un elevato fabbisogno di capitali ed immobilizzi. L’importanza di un adeguato allungamento della stagione turistica permette una ripartizione dei costi in modo più continuo e quindi consente una migliore competitività.

Questa è la semplice ragione che ha determinato il grande sviluppo dell’offerta turistica in zone del pianeta caratterizzate da un basso costo della manodopera (Africa, Asia, Sudamerica) e da zone climatiche che permettono “naturalmente” un allungamento della stagione. La creazione, poi, di opportune infrastrutture di trasporto, completano il disegno strategico e permettono una grande competitività di quei territori.

Queste constatazioni, che sono ben note a tutti gli operatori del settore, si scontrano con le difficoltà strutturali che un territorio come le Eolie subisce e che finiscono per divenire elementi che incidono direttamente sulla struttura dei costi:

  • Forte stagionalità (assorbimento dei costi fissi ripartito su un periodo breve)
  • Mancanza di infrastrutture di trasporto adeguate
  • Mancanza di offerta turistica “integrativa” (talassoterapia, terme, cinema e cultura)
  • Costi del personale relativamente elevati (su scala globale)

Le considerazioni precedenti, anche se rapidamente delineate, depongono a favore dell’elaborazione di un turismo residenziale ed alberghiero di elevata qualità in quanto è il solo segmento che possa permettersi di sostenere un livello di costi “naturalmente” elevato come quello che caratterizza il territorio eoliano.

Dovendo rendere più chiaro il concetto, potremmo fare l’esempio dell’industria automobilistica italiana, che vede ancora il nostro paese protagonista nei segmenti “premium” con aziende di prestigio quali Ferrari, Lamborghini o Maserati, ma perdente nei segmenti di massa.

Tuttavia, è bene non farsi alcuna illusione. Se il nostro territorio offre indiscutibilmente delle bellezze naturali che costituiscono il primo 50% dei necessari ingredienti per competere a livello globale, il restante 50% è praticamente tutto da costruire.

Le aree infrastrutturali da privilegiare per immaginare un percorso di sviluppo virtuoso sono quelle che tutti conosciamo ma che non hanno mai superato la fase della semplice discussione:

  • Trasporti (Aree portuali civili e commerciali, aeroporto)
  • Infrastrutture dedicate alla nautica diportistica
  • Centri commerciali
  • Centri Termali
  • Centri Congressuali
  • Centri sanitari (turismo terza età)
  • Offerta culturale

In ciascuna di queste aree, ed all’interno di un piano organico e condiviso di sviluppo, andrà promosso e suscitato l’interesse di investitori (singoli o consorziati) attraverso un’intesa attività internazionale di sensibilizzazione ed informazione.

Va ugualmente sottolineato, che anche se obiettivamente ambizioso, il livello di investimenti complessivi necessari per la realizzazione supera le capacità dell’imprenditoria locale e che, se davvero si volesse aprire ad uno scenario di sviluppo, occorrerebbe la necessaria disponibilità ad incentivare l’investimento di operatori internazionali, coordinando intelligentemente la produttività del “grande capitale” con la concreta possibilità di co-investimento in aree ancillari dell’imprenditoria locale.

Un piano del genere può e deve nascere dal confronto con le forze produttive locali ma non dovrà essere boicottabile dalle stesse e dopo la sottomissione dello stesso alla volontà popolare attraverso il possibile ricorso ad un referendum, darne attuazione senza esitazione.

Aree come quelle del complesso industriale minerario sono candidate “naturali” allo sviluppo di “mega progetti” di questo tipo, tuttavia nessun progetto è realizzabile contro la volontà degli Eoliani.

In ogni caso si tratta di progetti che richiederanno, non solo importanti capitali, ma anche la presenza di capacità di gestione e di controllo pubblico adeguate, perché sia evitata ogni possibile deriva non regolamentata o non condivisa.

La gestione di controparti evolute come grandi gruppi (quali quello di Sir Charles Forte) richiederanno nell’amministrazione competenze di tipo legale, contrattuale, finanziario e di “project management” particolarmente qualificate.

In ogni caso mai come adesso il futuro è stato interamente nelle mani degli Eoliani e ciò che saranno le Eolie fra cinquant’anni sarà, come sempre, il risultato delle scelte che opereremo oggi.

 

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